Politiche 2013 - (Come) si voterà?

Elezioni Politiche 2013

Forse a qualcuno potrà sembrare troppo presto, parlare delle elezioni politiche 2013. Ma non lo è affatto, perché l'appuntamento elettorale – fermo restando che non si vada al voto anticipato, eventualità che sembra davvero remota visto che, nonostante le "tentazioni" di cui si è parlato a mezzo stampa, il Pd sembra pronto a tutto fuorché a staccare la spina (perdonatemi il costrutto abusato) e il Pdl non ha nessun vantaggio nell'ipotesi di ratificare la propria dissoluzione – è piuttosto importante e aperto agli scenari più imprevedibili. Così, su Polisblog, iniziamo a interrogarci sulla tornata elettorale che dovrà trovare il suo compimento fra un anno.

Il punto di partenza è la situazione politica attuale dell'Italia: prendendo a prestito una definizione che mi sembra perfettamente calzante, offerta dal mensile di geopolitica Limes, al momento ci troviamo all'interno di una tecnodemocrazia commissariata, con il governo di Mario Monti e la sua operazione di salvataggio attraverso norme imposte dall'alto e senza alcun dubbio (pensate: il dubbio è il fondamento della democrazia così come la conosciamo. Il fatto che esistano delle idee e delle ideologie, che possano essere fallibili, è alla base del sistema politico migliore – la democrazia, intendo. Con tutta la sua fallibilità – che la società, fino a questo momento, ha saputo partorire), avallato da un sostegno parlamentare inaudito, con numeri che possono addirittura modificare la Costituzione (è già stato fatto, con l'introduzione del pareggio di bilancio, e vorrebbe rifarlo Berlusconi, con l'ultimo colpo di coda: la riforma semipresidenziale alla francese).

E così, non è un caso quel titolo con il come fra parentesi. Prendetelo a mo' di provocazione: sì, verosimilmente si voterà, non penso che sia in atto un clamoroso golpe volto a trasformare questa tecnodemocrazia commissariata in una condizione permanente (anche se a qualcuno piacerebbe) attraverso l'abolizione delle elezioni, per carità.

Piuttosto, penso che, come è capitato altrove, si susseguiranno richiami d'ogni sorta alla ragione europea, al buonsenso, ai pericoli, per indirizzare il voto in maniera che il pensiero unico tecnocratico non trovi opposizione di sorta. Ma diciamo che nel 2013 si voterà. Allora, il punto diventa davvero: come? Con quale legge? Rimarrà il porcellum? Nessuno lo vuole, a parole. Ma poi, al momento dei fatti, non si riesce ad eliminare. Si accoglierà la proposta di Berlusconi e Alfano, che spacciano per novità un chiodo fisso dell'ex premier, riformando non solo la legge elettorale ma addirittura la natura stessa della Repubblica italiana? Al momento, l'accoglienza della proposta è stata tiepida (e non poteva essere altrimenti). All'epoca della celeberrima foto-su-twitter con Alfano, Bersani, Casini e Monti si parlò di un accordo raggiunto per una nuova legge elettorale. Un accordo che però si è tradotto, fino a questo momento, in un bel nulla di fatto.

Vedete bene, dunque, che l'incertezza persino sulle modalità del voto suggeriscono, per riappropriarsi un minimo della politica nel suo senso più profondo, di cominciare presto a parlare delle politiche del 2013.

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