Ore 12 - Politica, cambiare musica e suonatori. Ma il "nuovismo" non è il "nuovo"

altroIl vento dell’antipolitica non si placa e non si placherà nei prossimi mesi perché la gente (giustamente) ha sfiduciato questi partiti e queste leadership, incapaci di cambiare musica e suonatori.

Ma con la richiesta di fare “terra bruciata” si rischia di entrare nella terra di nessuno, cancellando democrazia e libertà. Si chiede la fine dei partiti allo stesso modo di quello che sega il ramo su cui è seduto.

Quando va bene si invoca il cambio totale della classe dirigente dei partiti e delle istituzioni puntando sul criterio del “nuovo” basato sulla carta d’identità. Basta essere più giovani per essere migliori? Basta gridare di essere nuovi per rinnovare partiti e istituzioni?

Il vecchio leader socialista Pietro Nenni ricordava (ai comunisti, ma non solo a loro) che nel rapporto fra politica e morale: “C’è sempre un puro più puro che ti epura. Nella politica come nella vita”. Non è così anche oggi con i professionisti del nuovismo che giocano sempre al “più uno” o al “meno uno”?

Ridurre i parlamentari a 500? Perché no a 250, a 200, a 100? Vale per il finanziamento pubblico ai partiti e per ogni cosa inerente la politica.

“Ore 12” mille volte ha criticato duramente le malefatte e i privilegi della casta, invocando svolta e rinnovamento senza però criminalizzare la politica, distruggere i partiti, sfregiare le istituzioni. Ma quale rinnovamento? Sulle macerie non si ricostruisce niente. Ci vuole una via “di mezzo”.

Norberto Bobbio, dopo la defenestrazione di Chruscev in URSS, ammoniva: “Possibile che nei paesi comunisti non vi sia altra alternativa che essere un capo osannato o un nemico del popolo?”. Appunto. Rinnovamento sì, ma nella “qualità”.

Il rottamatore di turno vuole il rinnovamento per essere lui a sostituire un altro. Chi lo decide?

Formare la nuova classe dirigente tornando ai criteri di selezione dei grandi partiti di ieri: la passione politica e la militanza disinteressata, il radicamento sociale e territoriale, la rappresentatività politica e culturale, la capacità di elaborazione politica-programmatica, la competenza, l’onestà.

Guardare indietro per camminare avanti.

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