Le spese pazze di Sgarbi a Salemi


Non ci si può aspettare che un Comune che abbia come sindaco Vittorio Sgarbi possa avere una vita tranquilla, ma l'avventura del critico e polemista tv da primo cittadino di Salemi - dopo un inizio miracolato da iniziative come "affitta la tua casa a un euro" - è finita davvero male. Giunta comunale sciolta per infiltrazioni mafiose nel mese di marzo e commissari nominati per investigare sulla condotta del primo cittadino e dei suoi assessori. E subito sono saltate fuori cose che non faranno la gioia dei contribuenti del piccolo comune siciliano: la presenza di Sgarbi al Comune era vicino allo zero - d'altra parte con tutti i programmi che si contendono le sue sclerate in tv non poteva andare diversamente - ma nonostante questo, come sede di rappresentanza il critico d'arte si era riservato il prestigioso Palazzo Scurto. Per un costo di 15mila euro all'anno. Cifra non folle, più che altro inutile visto l'assenteismo.

Uno dei motivi d'orgoglio di Sgarbi è stata la creazione del Museo della Mafia: vabbè, poi si può fare dell'ironia sul fatto che il museo in questione sia stato creato da una giunta sciolta per mafia, ma effettivamente della sua apertura si parlò tantissimo ed ebbe anche gli elogi di Napolitano. Peccato che per farne pubblicità l'ex sindaco ha speso (o meglio, fatto spendere) 48mila euro in due anni per piazzare i manifesti all'aeroporto di Palermo. Tra l'altro in assenza di contratto sottoscritto dal Comune.

Questo è il punto che fa infuriare il Vittorio, che non ci sta e replica: "Nessun dubbio che la menzogna guidi l’azione dei tre commissari. Incapaci di comprendere la cultura, hanno stabilito la revoca dei cartelloni del Museo della mafia uccidendo un museo che in una città ferma e senza alcuna ombra di mafia aveva determinato un afflusso di turisti straordinario, tale da ripagare in pochi mesi i costi di allestimento e anche quelli del cartellone pubblicitario, 14 mila euro all’anno, e non 48 mila. E mentre soffocano un Museo di cui ha parlato tutto il mondo contribuiscono a distruggere il paesaggio, annunciando di volere “sviluppare l’eolico”, unico grande affare della mafia nel Trapanese".

Per Sgarbi la mafia a Salemi non c'è. Può darsi che abbia ragione, o che non se ne sia accorto, visto che a Salemi ci stava ben poco. I commissari sono invece sicuri che ci siano state pressioni di stampo mafioso sulla giunta e che l'amministrazione fosse eccessivamente allegra: forniture non pagate, consulenze da migliaia di euro e assessori nominati con il gusto della provocazione. Il principe Tortorici era Assessore di tutti i tempi (che vuol dire?), Ceccherini, quello che aveva colorato di rosso la fontana di Trevi, era Assessore al Nulla (?), Oliviero Toscani era Assessore alla creatività. Però al fotografo l'esperienza non deve essere piaciuta molto visto che adesso dice: "Sgarbi? Non è un mafioso, è un pirla". Ma il modo in cui il critico d'arte aveva intenzione di amministrare la città si poteva capire fin dall'inizio: due strutture furono messe in piedi, senza autorizzazione, per pubblicizzare gli eventi del Comune. Peccato che il primo manifesto 6x3 riportasse questo slogan: "Salemi, la città di Sgarbi". Ma si sa, il buon gusto non è il suo forte.

Foto | ©TMNews

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