TAV Torino-Lione: pro e contro sul versante francese

Tra politica e società francese, sostenitori e oppositori del legame ad alta velocità Torino-Lione.

TAV Torino-Lione | pro e contro sul versante francese, TGV, foto by THOMAS SAMSON/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

Eccoci arrivati alla fase più spinosa della nostra panoramica sul progetto TAV Torino-Lione che, come sapranno coloro che hanno seguito anche le due puntate precedenti, in Francia è noto ufficialmente con la dicitura Accès Alpins Lyon Chambéry Turin | Grand projet ferroviaire Alpes Europe. Due definizioni che sostanziano una differenza abissale, quella del gap imprescindibile tra una singola azione vista nella sua natura propria e un complesso di interventi che, solo in parte, coincide con il semplice problema della linea ad alta velocità. La posta in gioco è ben più alta, e chiama in causa l'intera ideazione e realizzazione di un'opera pubblica monumentale, composita, transnazionale e frontaliera, ma anche trans-generazionale (se ne parla dal 1990 e dovrebbe esser pronta non prima del 2015) portandosi dietro un denso agglomerato di domande e di posizioni, politiche e non, che in molti casi potrebbero essere riassunte con l'immagine che abbiamo scelto di mettere in apertura, quella di due TGV fermi in un testa a testa montano. E se sulle tappe politiche essenziali ci siamo già soffermati qualche giorno fa, è ora di dare uno sguardo ai pareri contrastanti, che provengano dalla maggioranza in carica (non esattamente compattissima in materia), dall'opposizione e anche dalla vasta ed attiva compagine sociale francese.

Il sostegno ufficiale del Governo Hollande



Se buona parte del governo d'oltralpe, come dimostrano i termini entusiasti nei quali il progetto viene presentato sul sito del Ministero francese dell'ecologia, dello sviluppo sostenibile e dell'energia, e la descrizione-video d'Eliane Giraud, Vice-presidente delegata ai trasporti, spostamenti, infrastrutture e amministrazione generale del Partito Socialista Rhône-Alpes, ciò non toglie che l'adesione dell'esecutivo è ben lungi dal presentarsi solida come una roccia. Trattasi piuttosto di un friabile blocco di tufo, pronto a sgretolarsi all'occorrenza, sotto l'abbondante arrosaggio dei verdi.

Sfilacciature interne alla sinistra


TAV Torino-Lione | pro e contro sul versante francese, Jean-Vincent Placé, foto by JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

Fratture interne che, come prevedibile, hanno come protagonisti membri di partiti dalla spiccata sensibilità ecologista. Prova ne sono ad esempio la richiesta di proposte alternative presentate in senato da M. Jean-Vincent Placé, eletto in Essonne proprio sotto l'insegna degli ECOLO (partito ecologista belga francofono e germanofono al quale si riferiscono spesso i membri del francese Europe Écologie Les Verts), accompagnate da tali dichiarazioni:

Il progetto, ferocemente rifiutato in Italia è sempre più contestato anche in Francia. In effetti i danni ambientali di un tale progetto sono considerabili: distruzione dei terreni agricoli, deplezione delle fonti acquifere, inquinamento...Inoltre i costi esorbitanti non sono giustificati, poiché la linea ferroviaria storica, che passa per il tunnel del Mont-Cenis e sotto-sfruttata ed esistono soluzioni tecniche alternative.

E' lo stesso Placé, noto volto degli ecologisti francesi di origine sudcoreana, a citare nel medesimo intervento anche il parere della Corte dei Conti, che nel 2012 ha giudicato che "il pilotaggio di tale operazione non rientra nelle esigenze di rigore necessarie nella conduzione di un progetto d'infrastruttura di tale ampiezza e complessità", con particolare riferimento al lievitare dei costi, passati dai 12 miliardi previsti nel 2002 ai 26,1 secondo i dati comunicati dalla direzione generale del Tesoro citati ancora da Placé.

Cosa ne pensano a destra



Una parte del precedente governo francese, quello guidato da Sarkozy, si è dichiarata in più occasioni favorevole, ma non si tratta di una posizione unanime e pacifica. Lo dimostrano le opposizioni di alcuni politici locali come Xavier Dullin, Consigliere regionale della Savoia (per l'UDC - Union de la Droite, du Centre et Apparentés, che spinge per una modernizzazione della rete già esistente, come proposto da più lati, soprattutto in vista di un intervento più leggero, rapido e meno costoso, da focalizzare sui trasporti express regionali, non legati alla TAV Torino-Lione.

L'opinione pubblica divisa tra pro e contro


TAV Torino-Lione | pro e contro sul versante francese, copia schermo dal sito www.ltf-sas.com

Dulcis in fundo resta da sapere cosa ne pensa davvero l'opinione pubblica, offrendo un'amalgama bipartisan e politically correct di entrambi i punti di vista. Perché se è vero che i contrari hanno quasi sempre la voce più grossa, in questo caso specifico anche i favorevoli non sembrano da meno, tanto che esiste persino un comitato di sostegno dedicato:

Il Comité pour la Transalpine, presieduto da Franck Riboud, ha l'obiettivo di portare avanti tutte le azioni per facilitare o accelerare la realizzazione della linea ferroviaria a alta capacità di merci e viaggiatori tra Lione e Torino, anello centrale del corridoio ferroviario europeo Lisbona-Kiev.

E se una parte di essa, la più silenziosa, ritiene l'opera, peraltro estremamente costosa, un segno evidente dell'avanzamento della nazione in termini di trasporti, collocando il piano in un logico e fruttuoso corridoio di scambi con l'Italia, la maggior parte di coloro che invece si fanno sentire, sono schierati apertamente contro, e non esitano a unirsi con gli oppositori situati dall'altro lato ella frontiera, in un mix nel quale, grazie anche ad una buona conoscenza di entrambe le lingue (italiano e francese) utilizzate per la comunicazione sull'argomento, spesso è difficile fare i dovuti distinguo.

TAV Torino-Lione | pro e contro sul versante francese, foto by GIUSEPPE CACACE/AFP/Getty Images. Tutti i diritti riservati.

E se c'è chi non esita a definirla una “nuova Notre-Dame-des-Landes...” in riferimento al controverso progetto di costruzione di un aeroporto nell'omonima località nei pressi di Nantes (nell'Ovest del paese, dipartimento della Loire-Atlantique), che ha fatto colora fiumi d'inchiostro e non solo, con l'occupazione del suolo, gli sgomberi e una protesta lunga ed acre, la Confédération paysanne de Haute Savoie, agguerrito sindacato agricolo di importanza nazionale (il secondo del paese) che si batte con diverse azioni a tutela degli agricoltori senza esitare, alla fine del 2012, a stilare un comunicato stampa per chiedere l'annullamento dell'inchiesta pubblica legata al progetto Torino-Lione, messo in causa:

...la sua inutilità è stata denunciata da un'opposizione costantemente crescente della società civile, dalla Cour des Comptes e dall'insieme del mondo agricolo, tra i quali la Confédération Paysanne. Le terra è lo strumento di lavoro dei contadini e il progetto Lyon-Turin implica la devastazione di 1500 ettari sull'insieme del tracciato, che eliminerà gli agricoltori, distruggerà l'attività economica e la vitalità del territorio (...) Tale progetto è stato sottovalutato finanziariamente, le previsioni di traffico sono invece largamente sopravvalutate dato che la linea esistente è utilizzata al meno del 20% della sua capacità permette di trasportare attualmente le merci di circa un milione di camion.
Durante l'inchiesta pubblica nessuno studio alternativo è stato proposto e alcuni conflitti d'interesse sono apparsi dimostrando la violazione della regola d'informazione sincera delle popolazioni e del mondo agricolo.

Ad incarnare questa posizione anche alcuni collettivi transnazionali come il NoTav Savoie (sottotitolo significativo "Oui à l'écologie") organizzazione spontanea di cittadini fondata all'inizio degli anni '00 in seguito alle prime riunioni pubbliche sulla Torino-Lione, da persone riunitisi intorno alla comune causa per combattere quelli che definiscono chiaramente i “grandi progetti inutili” primo tra tutto proprio la linea ad Alta Velocità Lyon-Turin, nello specifico troncone Suza-Torino. Una démarche contraria, organizzata in pubblicazione di materiali informativi illustrati in un blog, sul quale si descrivono così, traducendo in francese un malcontento che sembra molto italiano. Se sul sito della società LTF (Lyon Turin Ferroviarie) un depliant dettaglia le 5 ragioni online per dire sì:


    1) La modernizzazione della linea esistente non può rispondere ai bisogni futuri e non permette di ottimizzare il trasferimento dal trasporto su strada a quello su rotaie.
    2) Gli scambi merci giustificano la realizzazione della nuova linea.
    3) La realizzazione della nuova linea permetterà un gran spostamento dalla strada al trasporto ferrato e un guadagno di tempo considerabile per i viaggiatori.
    4) Un nuovo legame che facilita la protezione dell'ambiente.
    5) Una nuova liason finanziata principalmente dall'Unione Europea.

Cercando di allontanare i dubbi ambientali sociali e di ordine economico. Mentre Sophie Chapelle, su bastamag.net picchia duro, riassumendo le posizioni di tanti suoi connazionali con il suo articolo del 21 gennaio 2013 intitolato: "Hollande s’appresta a sprecare 11 miliardi di euro", ribaltando la definizione di "opera d'interesse pubblico" assegnata, seppur con molte riserve, dalla Commission Mobilité 21 e riunendo in poche frasi, molti dei principali cavali di battaglia dei protestatari:

Unire Lione e Torino in due ore, una bella idea...dal costo faraonico di 26 miliardi di euro! E' quello che contano di spendere i governi francese e italiano per scavare un legame ad alta velocità sotto le Alpi. Previsioni di traffico merci al ribasso, conflitti d'interessi, perdita di terreni agricoli, assenza di dibattito pubblico, inquinamento delle valli dell’Isère e della Maurienne...Gli oppositori denunciano un gran progetto d'inutilità pubblica.

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