La politica familiare di Benedetto XVI e i problemi della famiglia pontificia

Giuliano Pisapia sistema la mantellina a papa Benedetto XVI

Se volessimo riassumere con un’immagine la settimana appena trascorsa di papa Benedetto XVI forse potremo usare quella in cui il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, gli sistema la mantellina dinanzi al Duomo in occasione della visita papale nel capolouogo lombardo per il VII Incontro mondiale delle famiglie. In Vaticano, come ben sappiamo, in questi giorni soffia un vento strano che, oltre alle vesti talari, muove anche, e soprattutto, gli animi. E, forse, ci sarebbe bisogno di qualcuno come Pisapia che si rivolga al papa parlandogli “con franchezza” e “guardandosi negli occhi”, come lo stesso primo cittadino milanese si è rivolto al pontefice nell’indirizzo di benvenuto.

A Milano il papa si è presentato per difendere la famiglia tradizionale, composta da uomo e donna, anche se la sua famiglia (quella pontificia) al momento appare disastrata. È vero che c’è un nuovo maggiordomo (Sandro Mariotti, detto “Sandrone”) che rimpiazza il vecchio (Paolo Gabriele, detto “Paoletto” – e chissà se accrescitivo e diminutivo vogliano significare altro…!), ma è anche vero che, proprio mentre tutta la famiglia pontificia era a Milano, il corvo (o meglio: uno dei corvi) è tornato alla carica inviando a Repubblica delle lettere riservatissime in cui, tra l’altro, si accusa senza mezzi termini monsignot Georg Gaenswein, segretario particolare del papa, nonché, naturalmente, membro della sua famiglia.

Allargando appena un po’ lo sguardo fuori della famiglia pontificia troviamo il cardinal Bertone, segretario di stato, che, sorridente, ha accompagnato Ratzinger a Milano, forte anche del sostegno pontificio di qualche giorno prima.

Il cardinal Tarcisio Bertone a Milano durante l'incontro con il papaDurante l’udienza generale del 30 maggio Benedetto XVI aveva rivolto un appello a tutti i fedeli:

Gli avvenimenti successi in questi giorni, circa la Curia e i miei collaboratori, hanno recato tristezza nel mio cuore, ma non si è mai offuscata la ferma certezza che, nonostante la debolezza dell’uomo, le difficoltà e le prove, la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo e il Signore mai le farà mancare il suo aiuto per sostenerla nel suo cammino. Si sono moltiplicate, tuttavia, illazioni, amplificate da alcuni mezzi di comunicazione, del tutto gratuite e che sono andate ben oltre i fatti, offrendo un’immagine della Santa Sede che non risponde alla realtà. Desidero, per questo, rinnovare la mia fiducia e il mio incoraggiamento ai miei più stretti collaboratori e a tutti coloro che, quotidianamente, con fedeltà, spirito di sacrificio e nel silenzio, mi aiutano nell’adempimento del mio Ministero.

La presenza di Bertone a Milano, comunque, ha messo la pulce nell’orecchio a più di qualcuno, dal momento che si tratta di una situazione non normale: il segretario di stato non accompagna mai il papa nei viaggi in Italia e, secondo alcuni, questa volta ci sarebbe andato per far vedere pubblicamente che tra lui e il papa non ci sono screzi, anzi che tutto va bene. La versione ufficiale dice, comunque, che Tarcisio Bertone sia andato a Milano perché si trattava di un incontro internazionale e quindi rientrava nei suoi compiti.

Sorrideva accanto al papa il cardinal Bertone, anche se poche ore prima del viaggio era trapelata una notizia forte: la Commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior non avrebbe ratificato il licenziamento di Ettori Gotti Tedeschi. Poi invece giunge la smentita che tutto è posto e che i cardinali hanno fatto decadere Gotti Tedeschi. Lacerazione interna smentita, dunque? Ufficialmente sì. Anche se a guardare i nomi di chi compone tale commissione qualche dubbio resta. La Commissione cardinalizia di vigilanza dello Ior è composta, infatti, da Bertone stesso, da Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il Dialogo interreligioso, Attilio Nicora, presidente dell'Autorità di Informazione Finanziaria, Telesphore Placidus Toppo, arcivescovo indiano di Ranchi, e Odilo Pedro Scherer, arcivescovo di San Paolo del Brasile. Nei giorni della decisione il cardinale indiano e quello brasiliano non erano in Italia. Gli altri due, Tauran e Nicora, sono molto vicini a Gotti Tedeschi e, soprattutto, non condividono la politica “più Vangelo e meno diplomazia” messa in atto da Bertone.

Alla fine tutto questo pandemonio vaticano potrebbe essere riconducibile anche all’amor per le divisioni che caratterizza noi italiani (cardinali o meno). E non è un caso che un cardinale statunitense abbia detto:

I cardinali statunitensi lottano tutti i giorni contro Barack Obama sui temi della libertà religiosa, del diritto alla vita e su altre tematiche capitali, mentre in Vaticano gli italiani si fanno la guerra tra di loro. E questa guerra fa male a tutta la chiesa.

Forse per questo si vocifera che ci sarà un nuovo concistoro a breve in cui il papa nominerà nuovi cardinali, aumentando il numero dei non italiani, in modo che il prossimo conclave che eleggerà il nuovo pontefice non sia una guerra tra italiani.

Foto | TMNews

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