Vittorio Feltri seppellisce i "berluscones". Il Cavaliere non ci sta


Forse Vittorio Feltri non sopporta più neanche il Cavaliere e vorrebbe urlarlo con tutta la sua voce. Ma almeno finché è Berlusconi in persona a pagargli lo stipendio non può farlo; ed ecco che una delle firme di punta del centro-destra, che ha sostenuto il Pdl anche contro ogni logica, ha deciso almeno di sfogarsi contro i peones del partito. Contro i berluscones. Seppellendoli con anni luce di ritardo nel suo ultimo editoriale per Il Giornale (qui il pdf).

Il partito personale del Cavaliere ha perso lustro e potenza, ma rimane il partito del fondatore. Senza di lui varrebbe zero. Hanno voglia i peones di darsi da fare per dimostrare il contrario e garantirsi il domani, a prescindere dal capo. Non hanno le carte in regola. Privi di personalità, incapaci di imporsi, psicologicamente sudditi del leader, non riescono non dico a costruirsi un futuro, ma neppure a immaginarlo: sono gregari di Berlusconi.

Che scoperta! Di solito, però, quando un capo si circonda di inetti, il problema è proprio il capo e la sua incapacità di scegliere le persone a cui affidarsi. La questione deve essere apparsa nella mente di Feltri, che prova - con poca convinzione - a dribblare il problema.

Il Cavaliere non è stupido. In certi momenti ha consapevolezza dei propri errori; il principale è quello di essersi contornato di gente mediocre dall'inchino facile (salvo alcune eccezioni) ma inabile ad altre attività, oppure dotata di tette eccellenti ma di meningi deboli. Troppo tardi per pentirsi, troppo presto per rimediare.

Eh già, "non è stupido" ed è consapevole "dei propri errori". Quindi anche se attorno a sé ha tenuto per vent'anni mediocri e veline, quanto meno se ne è reso conto. Adesso, che la sua carriera politica è conclusa ed essersi finalmente accorto dell'inutilità degli yes-man non serve a niente. Ma il Cavaliere non ci sta: l'analisi di Feltri non gli piace e ci è rimasto molto male. Questo almeno è quello che trapela dalle colonne de L'Unità che riporta una nota di Berlusconi.

Non condivido queste analisi distruttive. Il Giornale attacca me perché non saprei liberarmi di loro. Da versanti opposti stesso risultato: la disgregazione del Pdl e la crisi totale del centrodestra. Continuo invece ad avere fiducia in un gruppo dirigente con cui ho combattuto cento battaglie. Distruggendo non si costruisce nulla. È rafforzando il movimento che si può cambiare, innovare, aggregare forze giovani

Insomma, Berlusconi è troppo buono: non sa liberarsi dei suoi peones perché è affezionato a loro e non sa liberarsi del Giornale perché... beh, perché è suo.

Foto | TMNews

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