Formigoni, la moneta lombarda e quei politici che scimmiottano Grillo

Formigoni moneta lombarda

Rimasto saldo al timone della Regione Lombardia dopo aver scampato ieri la mozione di sfiducia del PD, il governatore Formigoni avrebbe deciso di prendere sul serio la "pazza idea" di Berlusconi, che vorrebbe tornare a battere moneta. Ed ecco quindi la moneta lombarda, una nuova valuta virtuale che servirebbe per i pagamenti tra aziende e per i servizi e avrebbe valore locale. Locale fino a un certo punto, perché secondo Libero l'intenzione è quella di creare un circuito che comprenda anche Piemonte e Veneto.

La notizia non sembra nuova? Forse perché un paio di settimane fa la stessa idea era venuta a Federico Pizzarotti, neo-sindaco grillino di Parma, che per ovviare al debito mostruoso del comune ducale aveva preso contatti con due professori bocconiani che, a Nantes, stanno preparando una moneta locale che debutterà nel 2013. Poi Pizzarotti è rimasto impantanato nella formazione della giunta e l'idea non ha ancora avuto sviluppi, ma è indicativo come le idee di Grillo e dei grillini siano diventate appetibili per i politici di lungo corso.

Il primo è stato proprio il Cavaliere, con l'idea di stampare in proprio l'euro per svincolarsi dagli interessi delle banche. Così nel dibattito politico è entrato un termine, "signoraggio", che finora era stato usato solo da nicchie di estrema destra e sinistra e, appunto, da Grillo. Non che la moneta locale sia copyright dei grillini – in Sardegna esiste da anni il Sardex, e in Svizzera esiste dal 1934 il Wir, che ha una sua banca – ma non può essere una coincidenza che tanti politici si siano improvvisamente convertiti sulla via di Grillo.

Dalla moneta locale contro il signoraggio, all'uscita vera e propria dall'euro, alle liste di giovani, magari scelti tramite concorsi tipo Grande Fratello: da Berlusconi in giù i tentativi di scimmiottare il M5S sono all'ordine del giorno, e ogni giorno più penosi quando poi i partiti si scoprono per quello che sono. Come per le nomine all'AgCom: una massiccia raccolta di curricula dalla società civile, per poi spartirsi le poltrone come da manuale Cencelli, con i nomi che erano già stati annunciati con largo anticipo.

Foto | © TM News

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