Renzi: “Io segretario? Decidono gli elettori”

Alla Festa del Pd di Genova, Matteo Renzi a tutto campo parla del partito, di Bersani, dell’economia e di Berlusconi

Primo settembre. Una volta si tornava a scuola, stavolta è domenica, per la riapertura degli istituti c’è ancora tempo, ma in tutta Italia ci sono feste del Pd nelle quali il sindaco di Firenze troverà terreno fertile per la campagna elettorale in vista delle primarie Pd nelle quali andrà a caccia della legittimazione come guida del centrosinistra.

Alla Festa del Pd di Genova Matteo Renzi è stato intervistato da Enrico Mentana, un intervento aperto al quale sono seguite le domande della platea. Renzi si è detto disponibile a guidare il Pd, ma ha aggiunto che la decisione spetta all’elettorato:

Il punto non è quello che faccio da grande ma quello che facciamo insieme per un partito che non sbagli il calcio di rigore a porta vuota ma torni a vincere.

Anche lui, come quell’altro, le metafore calcistiche. Renzi sembra aver capito da che parte sta la comunicazione vincente per arrivare alle masse, ha capito che forse è meglio lasciare da parte “dialogo e concertazione” o “giaguari” da smacchiare e parlare semplice.

Renzi chiede a Epifani di fissare una data per il Congresso e decidere le regole del gioco:

Al congresso non voglio i voti dei renziani ma il voto di uomini liberi che hanno a cuore l'Italia. A chi dice renziano gli prescriverei un trattamento sanitario obbligatorio.

La politica immaginata da Renzi è lontana dalle stanze e vicina alla gente, una politica “seria”, lontana dalla burocrazia che abbia al centro i territori e non Roma a dettare la linea.

Renzi sottolinea la lealtà dimostrata a Bersani dopo le primarie, ma anche dopo la vittoria di Pirro delle politiche dello scorso febbraio. Con la consueta capacità dialettica Renzi torna sul suo leit motiv traslandolo in campo economico:

Vanno rottamati anche alcuni personaggi dell'economia. Serve una rivoluzione radicale, non basta il cacciavite. In Italia ci sono tante finte realtà imprenditoriali, dove con patti parasociali e sociali, anche con partecipazioni da prefisso telefonico, lo 0,12% o lo 0,15%, si controllano i grandi gruppi editoriali, industriali e i giornali.

La condanna di Berlusconi? Renzi continua a tenere la porta aperta al suo elettorato ma sottolinea che "contestare la condanna in Cassazione vuol dire contestare le istituzioni". Dopo vent’anni di egemonia politico-culturale del berlusconismo, Renzi rivendica “il diritto a non parlare tutti i giorni di lui”. Poi l’Imu, una vittoria di Berlusconi che ora dovrà essere bilanciata da proposte su “semplificazione, giustizia sociale e legge elettorale”. Quali? La cancellazione della Bossi-Fini, per esempio. E poi una tregua fiscale ai contribuenti.

Poi una riflessione sull’identità di sinistra che per Renzi significa “garanzie” e non l’autocompiacimento che porta alla sconfitta. Conta solo vincere. Punto.

Via | Corriere

Foto © Getty Images

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