Crisi, basta "purghe". Spingere la domanda

I partiti parlano di grandi riforme ma si fermano persino di fronte a una vergogna quale il “porcellum”. Anche Monti e i suoi ministri, pur avendo ridato credibilità all’Italia, promettono riforme strutturali che però non arrivano.

Di fatto, soprattutto per la inconsistenza politica dell’Europa ma anche per la nostra debolezza politica, la crisi continua imperterrita il suo percorso devastante. Può un Paese come l’Italia, da solo, tentare una propria via di uscita dalla crisi? Evidentemente no, perché le radici della crisi stanno nelle distorsioni del mercato globale e nell’impossibilità (o incapacità) della politica internazionale a porvi rimedio.

Ciò detto, l’Italia deve fare, di più e meglio, la sua parte. Non solo nel contesto europeo e mondiale. Meno chiacchiere sulle riforme di struttura per un nuovo modello di sviluppo e più atti, pochi e incisivi, capaci di smuovere in una fase di grave emergenza le acque stagnanti dell’economia, stimolando la domanda.

E’ questo il consiglio del premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz : “In queste situazioni, la prima mossa è quella di puntare a rafforzare la domanda. Quando non c’è domanda, cala l’occupazione, frena la crescita e quindi diminuiscono anche le risorse fiscali a disposizione del governo per fare qualunque cosa, anche la riduzione del debito pubblico. Una volta usciti dall’emergenza, si dovrà e si potrà metter mano alle riforme strutturali”.

Insomma, a forza di procedere con i tagli e di aumentare le tasse, invece della salvezza c’è il baratro. E’ come imbottire di medicine un malato grave: il risultato è che la febbre cala e scompare, ma il malato muore. Di (troppa) austerità si può perire.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO