Decadenza Berlusconi: vertice ad Arcore. L'obiettivo è guadagnare tempo

Grazia, ricorso a Strasburgo, ricorso alla Corte. Con la spada di Damocle dell'interdizione pronta a scattare tra ottobre e novembre. Come se ne esce?

Silvio Berlusconi è sempre ad Arcore, in attesa che a pranzo si riuniscano i fedelissimi che continuano a vestire i ruoli di consiglieri nella difficile partita che il Cavaliere sta giocando per provare in tutti i modi a tenere viva la sua carriera politica. La figlia Marina, Ennio Doris, Fedele Confalonieri, forse Gianni Letta. Sono loro che - mantenendo un filo diretto con l'avvocato Ghedini - provano a tenere a bada il Cavaliere e a consigliargli le mosse migliori da seguire per riuscire a conquistare qualche spazio di manovra. Foss'anche un semplice guadagnare tempo allo scopo di guadagnare tempo. E poi vedere che succederà.

A seconda di che quotidiano si apre, oggi sembra che la priorità di Berlusconi sia: il ricorso a Strasburgo per Repubblica, il ricorso alla Corte Costituzionale per Il Giornale, la grazia per Libero. Proviamo a fare il punto:

Il ricorso a Strasburgo. Secondo La Repubblica il vero "asso nella manica" di Berlusconi non sarebbe il prendere tempo ricorrendo alla Corte Costituzionale, a cui il Pd non acconsentirebbe. L'arma decisiva è invece ricorrere alla Corte internazionale dei Diritti dell'Uomo: argomento sul quale gli uomini del Pd sarebbero più propensi ad accordare parere positivo. La speranza è guadagnare qualche mese di vita, ma non solo: i governativi di Pd e Pdl sanno che, attendendo il parere della Corte di Strasburgo prima di passare al voto in giunta, la decadenza di Berlusconi potrebbe scattare a causa dell'interdizione dai pubblici uffici che dovrebbe arrivare tra ottobre e novembre. Così non sarebbero più i partiti a fare fuori il Cavaliere, ma i giudici. E il governo potrebbe essere salvo.

Il ricorso alla Corte Costituzionale. Quotidiano diverso, scenario che cambia. Secondo Il Giornale la via maestra rimane sempre quella del ricorso alla Corte Costituzionale, che possa temporaneamente bloccare il voto in giunta. Anche qui, l'obiettivo è semplicemente quello di guadagnare tempo. Nient'altro. Se anche la Legge Severino, ma è cosa praticamente impossibile, venisse bocciata dalla Corte, l'interdizione dai pubblici uffici scatterà inevitabilmente. E quindi ricorso o non ricorso, Berlusconi dovrà necessariamente dire addio alla sua vita politica. A meno che l'interdizione non venga drasticamente ridotta, magari a un anno.

La grazia di Napolitano. Infine l'ultimo scenario, quello che secondo Libero è ancora in auge nonostante a detta di quasi tutti sia impraticabile: la grazia.

Da una parte c'è la voglia di far cascare il governo, dall'altro c'è quella di accettare le condizioni della resa, cioè la sentenza, chiedere la grazia e uscire di scena. E in questa direzione siu sta intensificando nelle ultime ore il lavori dei suoi legali per richiedere la commutazione della pena. Una valutazione, prima scartata, che ora torna sul tavolo dopo le motivazioni della sentenza della Cassazione. Anche di questo Berlusconi parlerà oggi con Franco Coppi e Niccolò Ghedini.

Ma anche in questo ci sono due versioni: Berlusconi chiederà la grazia per la pena detentiva o per la pena accessoria? Secondo alcuni, infatti, e in parallelo con il ricorso alla Corte Costituzionale, se anche Napolitano non avesse mai preso in considerazione la possibilità di graziare il Cavaliere, il presidente della Repubblica potrebbe però decidere di graziare Berlusconi solo per quanto riguarda la pena accessoria (l'interdizione dai pubblici uffici). Insomma, la partita si gioca su più tavoli: grazia, ricorso alla Corte, ricorso a Strasburgo. Nella speranza che da uno di questi tre, o da un mix di essi, esca fuori la soluzione del rebus.

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