La Fiat riaccoglie i delegati Fiom, ma avverte: "Senza norme sulla rappresentanza via dall'Italia"

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, Fiat accetterà la nomina di rappresentanti Fiom all'interno dell'azienda, ma pretende un intervento legislativo altrimenti andrà via dall'Italia.

Il 3 luglio scorso la Corte Costituzionale ha stabilito che l'articolo 19 dello Statuto dei lavoratori, permettendo la rappresentanza sindacale in azienda solo a coloro che hanno firmato il contratto che essa applica, è in contrasto con i valori del pluralismo e della libertà di azione dei sindacati, violando dunque tre articoli della Costituzione. In pratica con questa sentenza la Consulta ha costretto Fiat ad accogliere al tavolo delle trattative anche la Fiom, che non ha firmato il contratto, ma allo stesso tempo quest'ultima ha dovuto accettare anche l'applicazione di contratti che non ha firmato.

Oggi, a più di un mese di distanza, Fiat ha inviato una lettera alla Fiom per dire che accetterà la nomina dei suoi rappresentan, precisando che con questa apertura

"l'azienda intende rispondere in maniera definitiva ad ogni ulteriore strumentale polemica in relazione all'applicazione della decisione della Suprema Corte. Peraltro questa fissa, come ovvio, un principio di carattere generale - la titolarità dei diritti di cui all'articolo 19 dello Statuto dei Lavoratori alle Organizzazioni sindacali che abbiano partecipato alle trattative per la sottoscrizione dei contratti applicati in azienda - la cui riferibilità alla Fiom nella concreta situazione Fiat è più che dubbia"

Il Lingotto ha tuttavia precisato che se non ci sarà un intervento normativo sulla rappresentanza in fabbrica, si sentirà costretta ad andare via dall'Italia. Queste le parole utilizzate dall'azienda:

"La certezza del diritto in una materia così delicata come quella della rappresentanza sindacale e dell'esigibilità dei contratti è una condicio sine qua non per la continuità stessa dell'impegno industriale di Fiat in Italia"

Maurizio Landini, leader della Fiom, in una nota ha scritto:

"A tre anni dalla firma dell'accordo che l'aveva esclusa, la Fiom rientra in fabbrica dalla porta principale, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale e all'impegno dei nostri delegati, dei nostri iscritti e del nostro collegio difensivo"

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