Siria, il peccato originale dell’Occidente

La nascita della Siria. Le responsabilità dell’Occidente. Le radici degli attuali conflitti interni. Viaggio alle radici della crisi siriana

Il Medio Oriente, così come lo conosciamo oggi, è il frutto di un disegno europeo, del colonialismo franco-britannico che monopolizzò, con modalità differenti, tutto il Nord Africa e il Medio e Vicino Oriente fino all’India. Un disegno tracciato ben prima che il sionismo riuscisse a diventare l’avamposto statunitense in Medio Oriente e che paesi come Giordania e Arabia Saudita diventassero partner privilegiati degli Stati Uniti.

La fine della Seconda Guerra Mondiale sancisce il tramonto dell’Impero Ottomano sciolto definitivamente con la proclamazione della Repubblica Turca. Già durante il conflitto Gran Bretagna e Francia capiscono di poter ambire ai territori mediorientali che sono strategici sulle rotte commerciali, ma l’area suscita anche gli appetiti della Russia. Sarà un caso che, anche in questi giorni, questi tre Paesi siano, insieme agli Stati Uniti, i principali protagonisti della partita che si sta giocando sul tavolo della crisi siriana?

L’accordo Skyes-Picot: Francia e Gran Bretagna si dividono il Medio Oriente

Il 3 gennaio 1916 è una data storica, quella del trattato fra il plenipotenziario inglese Mark Skyes e il suo omologo francese François Picot che firmano un accordo nel quale alla Gran Bretagna viene riconosciuta influenza esclusiva nel basso Iraq, in tutti i territori arabi della Mezzaluna fertile, dalla Palestina al Golfo Persico, mentre alla Francia viene riconosciuta influenza sulla Siria, sul Libano e sull’Iraq. Ma attenzione, perché questi nomi indicano Paesi che non sono ancora stati costituiti come tali. Ed è questo il peccato originale in questione. I confini del Medio Oriente sono stati tracciati in base ad accordi fra nazioni occidentali, per ottimizzare gli interessi economici delle due nazioni (all’epoca) più potenti d’Europa.

La Gran Bretagna è molto abile nella pratica dell’indirect rule, vale a dire nel governare senza dare l’impressione di farlo, una strategia che, dopo il fiasco in Vietnam, verrà adottata, in maniera meno palese, dagli Stati Uniti. Una volta acquisito un territorio e impossibilitata a mantenere una propria amministrazione e una macchina politica sufficientemente articolata, la Gran Bretagna sosteneva leader indigeni lucrando sui benefici commerciali delle risorse locali in cambio di una efficiente protezione militare.

Un indirect rule decisamente più raffinato è quello degli Stati Uniti che finanziano i gruppi sovversivi a seconda dei propri interessi economici, pagandone molte volte il prezzo quando queste alleanze clandestine si ribaltano a loro sfavore, come accaduto con Saddam Hussein, armato per contrastare l’Iran di Khomeini e poi diventato l’incarnazione del diavolo per l’opinione pubblica americana.

Francia e Gran Bretagna, dunque, si spartiscono il Medio Oriente tracciando linee rette in un’area nella quale vi è una sostanziale unità linguistica, ma in cui vi sono grandi differenze etniche e religiose. Uno degli errori più frequenti dell’Occidente è guardare all’Islam come a un blocco unico. L’Islam ha mille sfaccettature, probabilmente è religione ancora più articolata del Cristianesimo. E, invece, l’Europa traccia confini per linee rette.

L’esperimento della Grande Siria e il mandato francese

Dopo la rivolta araba guidata da Thomas Lawrence, magnificamente raccontata nel film Lawrence d’Arabia, che porta l’emiro Faysal Ibn Husayn alla conquista di Damasco. Il 7 marzo 1920 viene proclamato il regno della Grande Siria. A guidarlo è Faysal giunto nell’attuale capitale grazie al sostegno inglese. Nonostante l’accordo Skyes-Picot, gli equilibri della Siria si spostano sul piatto della bilancia inglese. La Francia sbarca in Libano, bombarda via aria Damasco e ripristina gli equilibri precedenti. Dal 1920 al 1946 la Siria è sotto mandato francese. Nel maggio 1945 si scatena la rivolta che porterà all’indipendenza, riconosciuta dopo il 1° gennaio 1946.

I primi anni della Siria indipendente sono segnati dall’instabilità politica e anche il tentativo di uno stato panarabo con l’Egitto (la Repubblica Araba Unita) fallisce nel giro di poco più di tre anni (1 febbraio 1958 - 28 settembre 1961). Caduta l’unione, nel 1963 sale al potere il partito Ba’th che con un secondo colpo di stato, nel 1966, abbandona la linea panaraba per una politica socialista e filo-sovietica. Un altro colpo di stato, il 13 novembre 1970, porta al potere Hafiz al-Assad, al quale è succeduto il figlio Bashar al-Assad.

Siria, Libano e Iraq: un problema etnico-religioso

L’anomalia siriana è emblematica delle tensioni ideologiche, etniche e religiose che percorrono il Medio Oriente. Al governo da 40 anni vi è la minoranza etnico-religiosa degli Alawiti che ha molte affinità con quella sciita. Il Paese, però, è a maggioranza sunnita. Capire questa scissione vuol dire capire le alleanze oltre confine: il sostegno ad Assad arriva dallo sciismo dell’Iran, di Hezbollah in Libano e dalle fazioni sciite in Iraq. Gli Stati Uniti e i loro alleati mediorientali hanno sempre cercato di sostenere in maniera, più o meno diretta, i sunniti.

Anche due Paesi confinanti come Libano e Iraq scontano la secolare spartizione di Francia e Gran Bretagna. Quando nel 1921 venne creato l’Iraq, la corona fu posta sul capo di Faysal, ma la Gran Bretagna si vedette riconosciuto il diritto di interferire nelle questioni finanziarie, di difesa e di politica estera. L’unione delle province ottomane di Baghdad, Mosul e Bassora creò uno stato che da un secolo sconta la propria fragilità: un patchwork fra il sud arabo sciita, il centro arabo sunnita e il nord curdo sunnita. Furono gettate le basi per le rivalità interne che continuano tutt’ora a provocare attentati e guerriglie settarie e etniche.

Stesso discorso per il Libano sotto protettorato francese, dove la situazione etnico-religiosa – pur in un territorio meno esteso – era ancora più composito. Creato come protettorato francese nel 1926, raggiunse la costituzione definitiva nel 1943 con la seguente formulazione: il presidente della Repubblica sarebbe stato un cristiano, il primo ministro un musulmano sunnita e il presidente del parlamento un musulmano sciita. Una logica che non sarebbe durata a lungo, sfociando nella guerra civile durata dal 1975 al 1989.

Francia, Gran Bretagna e, tangenzialmente, anche la Russia sono stati fra gli “autori” di un’area che ribolle anche a causa di responsabilità occidentali. Dopo un secolo la storia sembra ripetersi. Quale eredità potrà lasciare un intervento americano in Siria?

Foto © Getty Images

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