Siria, perché Putin sostiene il regime di Assad

Il quotidiano britannico Telegraph ha rivelato di un mancato accordo fra Putin e Bandar bin Sultan per il controllo del mercato globale del greggio che avrebbe avuto come contropartita il ritiro del sostegno russo a Damasco

Presidente russo

Perché Vladimir Putin sostiene la Siria? Se le ragioni del probabile attacco statunitense possono essere facilmente identificate nel mantenimento degli equilibri di un area strategica come quella Medio Orientale, recidendo, se possibile, un paese che è ponte fra gli sciiti iracheni e quelli di Hezbollah, più difficile risulta comprendere le logiche che stanno dietro alla politica del presidente russo.

Vladimir Putin sta ripetendo da giorni che l’eventuale ingerenza Usa nella guerra civile siriana costituirebbe una violazione del diritto internazionale, inoltre, da quando gli Stati Uniti hanno annunciato di avere le prove dell’utilizzo di armi chimiche a Damasco, il presidente russo ha sottolineato come queste siano inconsistenti e non tali da giustificare un intervento.
Secondo Bernard Guetta due sono le motivazioni “forti” che guidano Putin.

1) Il presidente russo è ossessionato dagli islamisti nei quali vede un pericolo per la Federazione Russa, specialmente per l’area caucasica e, quindi, una dittatura come quella di Assad va sostenuta proprio perché si occupa di sedare con la repressione qualsiasi tipo di dissenso.

2) Da vecchio agente segreto del Kgb, Putin è convinto che le rivoluzioni arabe siano parte di una politica degli Stati Uniti per sostituire con propri alleati i regimi “nemici”, proprio come quello siriano, da anni incluso nella black list degli Stati-canaglia.

Secondo Guetta, Putin non vuole un cambiamento di governo per timore che, una volta conquistata Damasco, l’America finanzi i movimenti di opposizione russi in modo da far concludere prematuramente il suo mandato presidenziale.

C’è un altro risvolto. Il mancato accordo fra il principe saudita Bandar bin Sultan e Vladimir Putin. Lo scorso 31 luglio l’Arabia Saudita ha offerto alla Russia un accordo per controllare il mercato mondiale del petrolio e salvaguardare i contratti dei gasdotti di Mosca: in cambio il Cremlino avrebbe dovuto togliere il sostegno al regime di Assad. Secondo il quotidiano libanese As-Safir, Bandar bin Sultan, capo dell’intelligence saudita, avrebbe proposto una cooperazione per concordare un prezzo del petrolio sul mercato mondiale e la salvaguardia dei gasdotti. Un vero e proprio patto di ferro fra Opec e Russia che, insieme, producono il 45% della produzione mondiale di greggio. Sul piatto Bandar avrebbe messo il mantenimento di una base navale russa in Siria e la protezione delle Olimpiadi di Sochi del prossimo inverno, ammettendo di finanziare i gruppi terroristici ceceni che da tempo minacciano la manifestazione che si disputerà dal 7 al 23 febbraio 2014.

Le rivelazioni del quotidiano As-Safir sono state riportate dal britannico Telegraph che ha citato le testuali parole di Bandar:

Io posso dare una garanzia per proteggere le Olimpiadi invernali del prossimo anno. I gruppi ceceni che minacciano la sicurezza dei giochi sono controllati da noi.

Laddove per “noi” si intende gli stati del Golfo, fra cui il Qatar che quest’anno ha finanziato la ribellione siriana con circa 3 miliardi di dollari.

Niente da fare. Putin ha fiutato il pericolo e ha rispedito al mittente la proposta. Una Siria sunnita spezzerebbe il “cordone” sciita che rappresenta una garanzia dell’area caucasica. Ecco perché il destino di Bashar al-Assad è legato a doppio filo a quello del presidente russo.

Via | Internazionale | Telegraph

Foto © Getty Images

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