Crisi di Governo: Berlusconi rimanda di una settimana

Ancora qualche giorno di vita per Enrico Letta e il suo esecutivo. Il Cavaliere frena per vedere come si comportano i suoi, ma per la resa dei conti è ormai questione di giorni.

Che il Governo Letta abbia i giorni contati è ormai opinione abbondantemente diffusa. A quanto pare, però, per la resa dei conti finale bisognerà aspettare ancora un po', più o meno una settimana. Come mai? Le ragioni sono due: da una parte Silvio Berlusconi vuole attendere di vedere che cosa succede nella prima riunione della Giunta per le Immunità convocata per lunedì, dall'altra c'è ancora incertezza nel Pdl sui senatori che potrebbero tradire e decidere di appoggiare un Letta Bis.

Questione fondamentale, perché per i piani del Cavaliere è decisivo che non ci sia speranza per Enrico Letta di restare in piedi, in modo da poter provare a strappare al Capo dello Stato un voto anticipato addirittura a novembre che gli consenta di anticipare le decisioni della Giunta e il voto al Senato sulla sua decadenza, e forse anche il ricalcolo dell'interdizione che lo metterebbe fuori dai giochi. Anche perché, nel momento in cui fosse certo lo strappo del Cavaliere, il premier Letta potrebbe decidere di andare alla prova di forza e chiedere la fiducia. E tra dissidenti M5S e traditori Pdl qualche chance (qualche) di tenere in piedi il governo c'è.

Il rinvio quindi ha lo scopo di permettere di continuare a studiare la situazione, di monitorare i malumori dell'area governativa e riportare compattezza nel gruppo. Una volta che ci sarà certezza di questo, una volta finito il summit G20 a cui è presente Letta, Berlusconi staccherà la spina nella speranza di arrivare a elezioni anticipate. Che probabilità ci sono? L'unica sicurezza, al momento, è che Napolitano non scioglierà le camere prima di aver fatto un tentativo di trovare una maggioranza alternativa. Molto meno sicurezze ci sono riguardo la possibilità di andare al voto a novembre, visti i tempi strettissimi. E se decadenza o interdizione scattassero prima, sarebbe stato tutto inutile.

La fretta di Berlusconi sembra più dettata dalla sua fatica nel restare con le mani in mano in attesa, perché a rigor di logica sarebbe meno azzardato tenere in piedi Letta nella speranza di un ricalcolo dell'interdizione favorevole (un anno o poco più) e nella speranza che il Senato, grazie al voto segreto, salvi Berlusconi. Ipotesi molto improbabili, ma comunque non così azzardate come sarebbe far saltare il governo per vedere dopo che succede.

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