Pd, partito dei “paraguri”?

E’ un film già visto, quello del Partito Democratico chiuso in se stesso per incensare in anticipo il proprio leader che verrà mentre la partita vera si gioca altrove, con il Cav pronto a fare saltare maggioranza e governo e portare il Paese alle urne, forse alla rovina.


Da una parte il pidì dei bla bla delle feste, fra tortellini e lambrusco, si ripete nella sua infinita guerriglia interna (primarie, congressi) nella jungla delle correnti, convinto che l’applauso dei fans a questo o a quel candidato leader sia l’espressione della maggioranza degli italiani.

Dall’altra, il Pdl già nuova Forza Italia si prepara ad eseguire gli ordini di guerra del suo condannato e stordito capo-padrone in attesa di aprire il fuoco in una campagna elettorale devastante.

Il premier Letta ostenta sicurezza ma sa bene che il suo governo è appeso a un sottilissimo filo di lana. La logica, non solo politica, dice chiaro e tondo che una crisi di governo adesso sarebbe molto grave, addirittura pericolosa. Ma qui contano solo gli interessi personali e quelli di partito facendo pagare il conto sempre più salato a tutti gli italiani.

Se si va al voto, nell’attuale minestrone fra destra e sinistra, niente è scontato perché gli italiani sono al limite e possono utilizzare le urne in modo irrazionale, come gesto di ultima sfida o ultima protesta.

L’annunciato video messaggio di Berlusconi sarà benzina sul fuoco e contribuirà ad esasperare le parti, con questa destra amareggiata delusa e incazzata perché convinta che il proprio capo sia eliminato dalle toghe rosse longa manus dei comunisti e con questa sinistra storicamente sconfitta e priva di memoria che gode ed esulta per la fine giudiziaria del suo nemico numero uno, quel Cav con cui sta, culo e camicia, anche nell’attuale governo.

E’ l’ora di decisioni importanti per l’Italia. Ma servono grandi partiti, una nuova destra democratica e una nuova sinistra riformista, con grandi uomini, a Roma e sul territorio.

Il Pdl-Forza Italia è Silvio Berlusconi, a un passo dal ko finale ma con il suo intatto enorme potere economico e mediatico. Il Pd è un partito spezzatino sempre in cerca di identità e in cerca del “suo” uomo della provvidenza. Prima D’Alema, Veltroni, Prodi poi Bersani, Epifani, oggi l’ola pro Renzi, tutti con i rispettivi codazzi. Su quali opzioni politiche il sindaco di Firenze vede crescere giorno dopo giorno il peso dei suoi sostenitori? Non è dato sapere, perché solo di spot trattasi.

Ma il “rottamatore” parte col piede sbagliato portandosi appresso le schegge arrugginite della nomenclatura interna: Franceschini, Bassolino, Fassino, Fioroni, Bianco, De Magistris, Leoluca Orlando, lo stesso Veltroni, una collezione di vecchi tromboni (i giovani sono la loro peggior fotocopia) i quali – specie nel territorio – hanno un solo obiettivo: mantenere il proprio potere nel partito e nelle istituzioni.

C’è la corsa per salire sul treno in corsa di Renzi. Una sarabanda di adesioni per realizzare l’annunciata “rivoluzione” del “rottamatore”? Non scherziamo! Di poltrone, trattasi. Solo di poltrone. Dal partito dei rivoluzionari al partito dei “paraguri” il passo è breve.

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