Angelino Alfano: «Letta non pensa a maggioranze alternative»

Il segretario Pdl interviene per rassicurare il capo dello Stato


Il premier Letta "non lavora a maggioranze alternative" e la fiducia di Napolitano in Berlusconi "è ben riposta". Torna a farsi sentire Angelino Alfano, più nelle vesti di segretario Pdl che in quelle di membro del governo, e dopo un lungo periodo di silenzio seguito al caso Ablyazov e dalla scampata mozione di sfiducia contro di lui. Durante una pausa del vertice dei prefetti siciliani, Alfano ha voluto rispondere indirettamente al capo dello Stato che ieri in una nota aveva messo in guardia dai rischi di una crisi di governo.

La fiducia del presidente Napolitano è ben riposta nel presidente Berlusconi che è il leader politico che da due anni sostiene governi che non sono guidati né da lui né da esponenti del Popolo della Libertà

Ha dichiarato Alfano, interpretando (a suo modo) le parole di Napolitano come un atto di fiducia nei confronti del Pdl e di Berlusconi, mentre era piuttosto un invito a prendersi le responsabilità di una crisi di governo in questo momento.
Il fatto che la replica alle dichiarazioni di Napolitano arrivi per bocca di Alfano e con toni concilianti, sembra avvalorare l'ipotesi che per il momento Berlusconi abbia sospeso il piano di far saltare il governo nell'immediato.

Alfano si dice anche sicuro che il premier non si stia adoperando per cercare maggioranze alternative di "volenterosi" volte a garantire la vita dell'esecutivo anche in caso della fuoriuscita del Pdl.

E' bene che gli esponenti della sinistra sappiano che l'unico volontariato che si troverà all'interno del Pdl sarà per bene del Paese. Dal Pdl mai e poi mai aiuti a favore di ribaltoni e di sostegno a governi più 'sinistri' di quelli che ha conosciuto la storia recente, perché è ovvio che un governo futuro che escludesse il Popolo delle Libertà sarebbe un governo di estrema sinistra.

Non solo, ma Alfano accredita a Berlusconi il merito della nascita del governo Letta, un governo che

in particolare è stato fortemente voluto dal presidente Berlusconi e dal Popolo della libertà mentre il leader del Partito Democratico indugiava in improbabili accordi con i Grillini e faceva di tutto per far perdere tempo al Paese

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