Papa Francesco: “No alle guerre per vendere armi”

Dopo il successo della veglia di sabato sera, il pontefice prende un’altra volta posizione chiedendo lo stop dei conflitti che alimentano il business degli armamenti

Al no assoluto invocato, twittato, fatto di digiuni e prese di posizione “forti”, di telefonate e lettere, Papa Francesco ha aggiunto un no con una causale, quest’oggi, nell’Angelus domenicano: un no alle guerre combattute per vendere armi. Dopo l’incredibile successo della veglia per la pace di ieri sera, che ha visto accorrere in piazza San Pietro 100mila persone, il pontefice è tornato sul conflitto anche nella Santa Messa di quest’oggi.

Francesco dice “no all’odio fratricida” che percorre tutto il Medio Oriente, ben oltre i confini siriani. Quest’estate sono state migliaia le vittime per gli scontri fra fazioni religiose ed etniche in Iraq e in Palestina, nella polveriera egiziana e in Libano.
Bergoglio no fa sconti nemmeno all’Occidente. Lo abbiamo già detto: nessun pontefice, in tempi recenti, si era mai esposto, in maniera così esplicita, nel condannare un’operazione militare. Francesco rappresenta 1,3 miliardi di fedeli e il suo appeal presso l’opinione pubblica gli permette probabilmente di incontrare il consenso di numerosi laici. Sta di fatto che anche se Barack Obama appare sempre più intenzionato ad attaccare, papa Francesco e la Chiesa Cattolica questa volta hanno fatto la loro parte nell’opporsi al conflitto.

Bergoglio, pur non chiamando in causa gli attori della vicenda, i vari Obama, Assad, Kerry, Cameron, Hollande e Putin, attacca i trafficanti di morte, coloro che nascondo i propri interessi economici e di potere dietro la bandiera dei valori e della sicurezza. Francesco attacca il business, fa crollare gli scenari di cartapesta, un dettaglio tutt’altro che trascurabile nella diplomazia internazionale. Un altro pontefice non sarebbe entrato nel merito, non avrebbe alzato la cortina del palcoscenico, Francesco, invece, spiega come si stia giocando una partita militare e commerciale sulle spalle delle popolazioni sofferenti:

Rimane sempre il dubbio, è davvero una guerra per qualcosa o è una guerra del commercio illegale per vendere armi.

Il Papa sa di correre il rischio che il suo intervento venga percepito come un sostegno a Bashar al-Assad e allora modula i toni in modo da far comprendere che la sua è una condanna totale, a ogni tipo di conflitto. Dopo aver ringraziato tutti coloro che si sono uniti al suo invito al digiuno, Francesco chiude con una preghiera per

i Paesi del Medio Oriente, particolarmente per il Libano, perché trovi la desiderata stabilità e continui ad essere modello di convivenza; per l’Iraq, perché la violenza settaria lasci il passo alla riconciliazione; per il processo di pace tra Israeliani e Palestinesi: progredisca con decisione e coraggio. E preghiamo per l’Egitto, affinché tutti gli Egiziani, musulmani e cristiani, si impegnino a costruire insieme la società per il bene dell’intera popolazione.



E, infine, perché

cessi subito la violenza e la devastazione in Siria e si lavori con rinnovato impegno per una giusta soluzione al conflitto fratricida.

Via | Vatican Insider

Foto © Getty Images

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