Siria, Domenico Quirico libero. Il compagno Piccinin: "Non è stato Assad ad usare il gas", ma il giornalista smentisce

Il giornalista del quotidiano La Stampa liberato dopo cinque mesi di prigionia. Pierre Piccinin: "Non è stato Assad ad usare il gas sarin"

Aggiornamento 9 settembre, ore 16.12 - Si infittisce il mistero, già intricatissimo, sull'uso di gas sarin sui civili inermi da parte delle truppe di Bashar al-Assad il 21 agosto scorso a Damasco. Smentendo in un certo senso le dichiarazioni del compagno di sventura Pierre Piccinin, Domenico Quirico contestualizzando l'informazione data dal belga questa mattina:

"E’ folle dire che io sappia che non è stato Assad a usare i gas: eravamo all’oscuro di tutto quello che stava accadendo in Siria durante la nostra detenzione, e quindi anche dell’attacco con i gas a Damasco."

Eppure le parole di Piccinin erano piuttosto chiare; Quirico, che ha incontrato a Roma il Presidente del Consiglio Letta, il vicepremier Alfano ed il ministro degli Esteri Emma Bonino, ha contestualizzato il momento in cui lui e il belga hanno recepito quell'informazione, ridimensionando (da giornalista) l'attendibilità della fonte in alcune dichiarazioni rilasciate al suo giornale, LaStampa:

"Un giorno però dalla stanza in cui venivamo tenuti prigionieri, attraverso una porta socchiusa, abbiamo ascoltato una conversazione in inglese via Skype che ha avuto per protagoniste tre persone di cui non conosco i nomi. Uno si era presentato a noi in precedenza come un generale dell’Esercito di liberazione siriano. Un secondo, che era con lui, era una persona che non avevo mai visto. Anche del terzo, collegato via Skype, non sappiamo nulla. n questa conversazione dicevano che l’operazione del gas nei due quartieri di Damasco era stata fatta dai ribelli come provocazione, per indurre l’Occidente a intervenire militarmente. E che secondo loro il numero dei morti era esagerato.”

Sarebbe dunque affrettato sbilanciarsi su accuse che metterebbero in discussione l'intera attività diplomatica delle ultime due settimane, ridimensionando colpevolmente le accuse statunitensi ad Assad: materiale, queste informazioni, letteralmente esplosivo che va trattato con le dovute accortezze e la doverosa precisione del bravo cronista.

"Non ho alcun elemento che possa confermare questa tesi e non ho idea né dell’affidabilità, né dell’identità delle persone. Non sono assolutamente in grado di dire se questa conversazione sia basata su fatti reali o sia una chiacchiera per sentito dire, e non sono abituato a dare valore di verità a discorsi ascoltati attraverso una porta. [...] Bisogna tener presente la condizione in cui eravamo e non dimenticare che eravamo prigionieri che ascoltavano cose attraverso le porte. Non ho elementi per giudicarle, sono abituato a parlare e a dare per certe le cose che ho verificato. In questo caso non ho potuto controllare niente."

Aggiornamento 9 settembre, ore 12.55 - Due false esecuzioni, due tentativi di fuga, uno durato due giorni e punito duramente, mesi lunghi e dolorosi di prigionia senza alcuna prospettiva di salvezza, violenze fisiche continue: il racconto dello scrittore belga Pierre Piccinin, compagno di sventura del giornalista italiano Domenico Quirico, fa gelare il sangue mostrando alcuni risvolti incredibili del sequestro dei due.

Ciò che c'è di veramente importante nella testimonianza di Pierre Piccinin, da mettere sul piatto internazionale della complessa vicenda siriana, riguarda l'attacco con armi chimiche che gli Stati Uniti sostengono sia stato perpetrato da Assad sui civili di Damasco:

"E' un dovere morale dirlo. Non è stato il governo di Bashar Assad a usare il gas sarin o un altro gas nell'attacco alla periferia di Damasco."

Notizia questa che cambia completamente gli scenari sullo scacchiere internazionale.

Intercettato da LaStampa il belga ha raccontato di due finte esecuzioni con la pistola cui il giornalista italiano sarebbe stato sottoposto, una tortura psicologica che spesso crea un rapporto con il rapitore basato sulla sindrome di Stoccolma. L'Odissea siriana dei due è stata drammatica, con momenti di vero terrore ed altri di vana speranza.

Piccinin racconta anche di due tentativi di fuga fatti da lui e dal giornalista, entrambi falliti e puniti severamente dai sequestratori:

"Una volta abbiamo cercato di profittare del momento della preghiera. Ci siamo impossessati di due kalashnikov e siamo fuggiti nella campagna per due giorni. Poi ci hanno ripreso e siano stati puniti molto severamente."

Un racconto gelido, terrificante, che esorcizza la tensione e la paura accumulata negli ultimi cinque mesi; Piccinin racconta di un giornalista "bravissimo, profondo conoscitore delle primavere arabe e dei risvolti mediorientali" per il quale lancia attestati di stima a tutto tondo. Nelle parole del belga c'è anche la spiegazione di una frase pronunciata ieri da Quirico, che ha parlato di una "rivoluzione laica" rovinata, distrutta, diventata "un'altra cosa":

"Insieme abbiamo fatto otto viaggi in Siria, nel corso dei quali abbiamo visto cambiare la rivoluzione. All’inizio era un movimento democratico. Poi lo spirito positivo è evaporato, e tutto si è ridotto al tentativo di trarre il meglio per sé da queste drammatiche circostanze. [...] In assenza del sostegno dell’occidente i movimenti rivoluzionari sono stati gradualmente sostituti da cellule fondamentaliste islamiche, nelle quali sono confluiti anche gruppi marginali, delle bande di criminali. Tutto è degenerato, gli ideali sono caduti. Non volevano fare la rivoluzione, ma razziare le popolazione e trarne vantaggio."

Proprio in queste parole sta la responsabilità della cecità occidentale, su tutti del premio Nobel per la Pace Obama, che con due anni e mezzo di attendismo ha compromesso quella che poteva essere un'opportunità per la Siria e per il mondo tutto. Vittime di questa metamorfosi proprio loro, Pierre e Domenico, sorpresi e rapiti da alcuni ribelli in aprile, segregati in situazioni al limite delle possibilità umane di sopravvivenza. I primi di giugno, sotto le bombe del governo e dietro i mortai ribelli, i rapitori hanno cominciato un vero e proprio pellegrinaggio con i prigionieri:

"E’ cominciata una lunga e terribile odissea attraverso il paese, con marce forzate di giorno e di notte. A qual punto siamo passati nelle mani di un gruppo che lavora per Al Faruk, eravamo nel nord del governatorato di Damasco. Da allora ci hanno trasferito continuamente per tutto il paese. Alla fine eravamo in una località vicino alla frontiera turca, a Bal al-Awa, senza esserne consapevoli. Quindi siamo riandati verso Est."

Un rapporto, quello tra Quirico e Piccinin, che si è cementificato durante la prigionia, durante la quale i due si sono sostenuti a vicenda, aiutandosi reciprocamente a non perdere i lumi della ragione e della speranza.

Aggiornamento 9 settembre, ore 10 - Il giornalista Domenico Quirico, giunto a Roma ed accolto dal ministro degli Esteri Emma Bonino, la quale ha ricevuto gli elogi di una larghissima parte politica, ha rilasciato alcune dichiarazioni ai giornalisti presenti all'aeroporto di Ciampino, raccontando di non essere stato trattato bene e di avere temuto molto per la sua incolumità:

"Ho cercato di raccontare la rivoluzione siriana, ma può essere che questa rivoluzione mi abbia tradito. Non è più la rivoluzione laica di Aleppo, è diventata un'altra cosa. [...] E' come se avessi vissuto su Marte."

ha detto ai cronisti, raccontando di aver vissuto in una sorta di silenzio tombale; Quirico ha riferito, a titolo esemplificativo, di avere a malapena avuto notizia della rielezione di Napolitano alla Presidenza della Repubblica. Nella mattinata di oggi il giornalista, che ha trascorso la notte a Roma e verrà interrogato dagli inquirenti che indagano sul suo sequestro, è stato raggiunto dalle figlie, le quali già ieri sera hanno gioito pubblicamente alla notizia della liberazione del padre.

Insieme al giornalista italiano è stato liberato anche lo scrittore belga Pier Piccinin.

Andrea Spinelli Barrile

Domenico Quirico liberato in Siria

Domenico Quirico, il giornalista del quotidiano La Stampa del quale si erano perse le tracce lo scorso 6 aprile, non appena aveva passato il confine libanese per recarsi in Siria a svolgere il suo lavoro di cronista, è stato liberato quest'oggi ed è già in volo verso l'Italia. Sul web era partita un’iniziativa di solidarietà al collega da parte di molti colleghi che avevano esposto nella propria pagina Facebook e negli account social un nastro giallo.

Lo scorso 6 giugno Quirico aveva telefonato alla moglie comunicandole di essere stato rapito, ma di stare bene. Oggi il rilascio. Nei cinque mesi di prigionia il lavoro della Farnesina è stato costante. La macchina diplomatica per riuscire a salvare il giornalista si era messa in moto il 15 aprile, dopo che il quotidiano La Stampa aveva segnalato al Ministero degli esteri il prolungato silenzio di Quirico. Il 1° giugno le figlie Metella ed Eleonora avevano lanciato un appello video che era stato rilanciato dalle televisioni e dai siti web del mondo arabo. Oggi l’attesa è finita.

Liberazione Quirico, Letta: "Mai persa la speranza"

Raggiunto dalla notizia della liberazione di Domenico Quirico, il premier Enrico Letta ha espresso alla famiglia la più viva soddisfazione per la liberazione del giornalista:

La speranza non era mai venuta meno e vengono ora coronati dal successo tutti gli sforzi messi in campo per un esito positivo della vicenda.

Anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, si è complimentato con il ministro degli Esteri, Emma Bonino, e i Servizi per la liberazione del giornalista de La Stampa.

Infografica | Ansa Centimetri

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