Scalfari attacca Mentana. E lui risponde

Nell'era del post-Berlusconismo avviene anche questo: giornalisti non schierati con il centro-destra si attaccano tra di loro. Potrebbe essere indice della normalizzazione della nostra informazione politica dopo la caduta del Cavaliere, oppure un altro segnale della montante schizofrenia giornalistica. Fatto sta che dopo Telese contro Travaglio, ci tocca assistere a Eugenio Scalfari vs Enrico Mentana.

A cominciare è il fondatore di Repubblica, che nel suo editoriale su l'Espresso attacca Mentana (come riporta Mentana sulla sua pagina Facebook). E c'è di mezzo Beppe Grillo (gira e rigira si parla solo di lui).

E' vero che tutti i "media" prosperano più sulle cattive notizie che sulle buone. Ma ora sta esagerando. Sta esagerando anche perché lui una buona notizia l'ha trovata e ci inzuppa il pane ogni giorno, ormai da tre mesi: Beppe Grillo e il grillismo. Mentana è felice dei successi e della crescita di "5 Stelle", gli brillano gli occhi quando può informare che dal 2 per cento di consensi i sondaggi hanno portato il grillismo al 4, poi al 6, poi al 10, infine al 14 per cento. La vittoria di Parma l'ha mandato in solluchero. E gli brillano gli occhi anche per le astensioni di massa che si preannunciano. (...) Insomma, Mentana parteggia. Lo può legittimamente fare (...) Ma che un giornalista democratico come lui sia diventato un "supporter" dell'antipolitica, questo ancora non l'avevamo mai visto. Pienamente legittimo, ma estremamente preoccupante.

Tempo un paio d'ore e Chicco Mentana risponde:

Andava bene un'informazione completa finchè c'era Berlusconi, ma ora bisogna essere tutti "responsabili" e "sobri", per non disturbare il tentativo di salvataggio di Monti e l'opera di ri-legittimazione dei partiti tradizionali. Io penso invece, da sempre, che le notizie siano le notizie, e nient'altro. (...) Se ora nei nostri sondaggi l'astensione si fa sempre più alta e Grillo continua a crescere a scapito dei "soliti noti", è inutile prendersela col sondaggista o con chi lo manda in onda: forse sarebbe invece più produttivo chiedersi perché una fetta sempre maggiore dell'elettorato fa scelte punitive rispetto al quadro tradizionale dei partiti. La libertà di informare va esercitata e rispettata anche quando chi governa e chi lo sostiene non organizzano festini nè rispondono con il dito medio e le pernacchie ai giornalisti.

La sensazione è che Scalfari abbia preso un abbaglio e che Mentana dica il vero quando afferma che "le notizie sono notizie". Quando c'era di mezzo Berlusconi, il Tg di La7 gli dedicava ogni giorno uno spazio spropositato, anche venti minuti filati. Perché? Non certo per fare giornalismo da battaglia, ma perché gli spettatori del suo tg volevano sentire quelle notizie, volevano sapere ogni minima cosa sugli ultimi scandali di Berlusconi. Adesso Berlusconi non c'è più (o molto meno), e la notizia del momento è Beppe Grillo. Ed ecco che Mentana gli dedica più spazio che a tutti gli altri partiti tradizionali. La questione, però, non è se lo "share of voices" debba essere deciso in base ai seggi in parlamento o in base ai sondaggi, ma che Enrico Mentana parteggia. Non per Beppe Grillo però, ma per l'audience.

Foto | ©TMNews

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