11 settembre 1973: il Colpo di Stato in Cile


Sono passati 40 anni dal colpo di Stato in Cile. Quell'11 settembre 1973 rimane un trauma, un evento luttuoso mai rielaborato, e non solo nella società cilena. Divenne chiarissimo, ad occidente, che lo schema della guerra fredda non contemplava una terza via e che gli Usa erano pronti a tutto pur di non retrocedere di un millimetro dal "cortile di casa".

Nel 1970, Salvador Allende, il Compañero presidente, alla guida della coalizione Unidad Popular (Up), riuscì ad ottenere la maggioranza dei voti alle elezioni presidenziali (36,3%). Dopo aver firmato lo "Statuto di garanzie costituzionali", il Congresso ratificò la sua presidenza. Allende si trovò difronte una situazione molto complessa, il Cile aveva un tasso di inflazione molto alto, disoccupazione diffusa, scarso sistema di protezioni sul lavoro, e blocchi di potere economico filo-statunitensi erano recalcitranti a qualsiasi azione riformatrice.

Nei primi anni del suo mandato, l'Up, cercò di attuare un programma sociale, che venne denominato "La via cilena al socialismo". Questo comprendeva la nazionalizzazione di imprese private, un piano di assistenza sanitaria e di sostegno alle classi indigenti e la riforma agraria. Ovviamente, il piano di riforme suscitò l'opposizione frontale del Partino Nazionale, della Chiesa Cattolica e dei grandi proprietari terrieri.
La coalizione Up riuscì ad ottenere buoni risultati nel primo periodo di governo, come l'aumento del Pil e dell'occupazione. La nota dolente venne, però, dal crollo delle esportazioni, dovuto essenzialmente alla caduta del prezzo del rame. Ciò, tuttavia, non comportò una decremento dei consensi per Allende, che nelle elezioni parlamentari del 1973 aumentò i suoi voti, ottenendo il 43%.

Incominciò, così, un braccio di ferro istituzionale. Il 29 giugno del '73 ci fu un primo tentativo di golpe, fallito sul nascere, ma che prefigurava quanto stava per accadere. Allende, il 22 agosto, commise un errore che in seguito si rivelerà fatale, nominò Pinochet comandante in capo dell'esercito, pensando che fosse il giusto compromesso per venire incontro alle richieste dei militari, da sempre ostili al Presidente socialista. Intanto la Camera dei deputati e la Corte Suprema cilena incominciarono a denunciare la presunta incostituzionalità del governo e l'incapacità di tenere l'ordine pubblico nel Paese.

Sempre il 22 agosto, la Camera, si appellò ai militari per ripristinare l'ordine. Tra le accuse, molto fantasiose, rivolte al governo di Allende, ricordiamo quella di voler riorganizzare l'esercito per dare vita ad una dittatura in Cile. Il Presidente respinse con forza tale ipotesi e fece appello al popolo e alle classi lavoratrici sfruttate, nel nome dei valori della costituzione e delle politiche di cambiamento.

Ciò, però, non fu sufficiente a scongiurare la plumbea minaccia golpista che aleggiava sul Paese. L'11 settembre 1973, il generale Pinochet, alla guida dell'esercito, cinse d'assedio La Moneda (il Palazzo Presidenziale), attaccando via terra e bombardando con dei caccia. Allende morì nel corso del colpo di stato (ancora incerto se fu ucciso dai militari o se scelse di suicidarsi).

Quello che accadde dopo è ormai noto. A 23 anni dalla fine del regime è stato acclarato che in Cile fu messo in piedi un sistema che usò metodi fascisti. Migliaia di desaparecidos, la sistematica eliminazione degli avversari politici, l'allestimento di campi di concentramento, l'impiego di armi chimiche, la cancellazione dei diritti fondamentali e dell'habeas corpus, furono componenti fondanti del regime cileno.

Non possiamo non ricordare il ruolo degli Usa nel colpo di Stato. Kissinger, l'allora segretario di Stato, non fece mai mistero delle sue preoccupazioni per la nascita del governo Allende e ormai è comprovato il supporto economico e logistico che la Cia offrì ai golpisti.
Raffinate disquisizioni di alcuni storici pretendono di sostenere che ci furono implicazioni nel colpo di Stato da parte della Cia, ma non un comprovato coinvolgimento del governo Nixon. Tuttavia non sono smentibili le relazioni economiche e militari che si ebbero tra Cile e Usa dopo il golpe e non è smentibile il sostegno ai crimini di Pinochet. Basti ricordare il caso di Orlando Letelier, ex ministro degli esteri del governo Allende, che fu assassinato, insieme alla sua segretaria, con un’autobomba a Washington, per mano della polizia segreta cilena (Dina).
Il Cile rientrò nel piano nordamericano Operazione Condor. Questo prevedeva l'appoggio a governi latinoamericani che garantivano agli Usa di perpetrare un'egemonia colonialista. L'anticomunismo era la giustificazione morale e strategica di quel piano, anche se questo contemplava l'appoggio a regimi fascisti e sanguinari.

Quell'11 settembre 1973 preferiamo non dimenticarlo, né tanto meno "imbalsamarlo" in un museo. Lo si deve alle tante vittime della dittatura. Rivisitare l'evento non in maniera passiva, ma cercando ragioni che possano riattivare un impegno critico, rimane a nostro avviso il modo migliore per ricordare.
Versi del poeta uruguayano Mario Benedetti sull'11 settembre cileno:

"Per uccidere l’uomo della pace
per colpire la sua fronte libera da incubi
dovettero trasformarsi in un incubo
per vincere l’uomo della pace
dovettero affiliarsi per sempre alla morte
uccidere e uccidere di più per continuare ad uccidere
e condannarsi alla blindata solitudine
per uccidere l’uomo che era un popolo
dovettero rimanere senza il popolo"

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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