Ore 12 - Fischi e fiaschi uniti nella lotta

altroNon fanno mai bene i fischi, in politica. Basta rivedere il viso di Veltroni sotto le bordate dei socialisti a Montecatini Terme. Ben altra compostezza quella di Berlinguer, a Verona, quando Craxi aggiunse ai fischi dei delegati congressuali del garofano il carico da 90: “Non so fischiare, altrimenti avrei fischiato anch’io”.

Non è tanto il fischio in se stesso (il silenzio, il mugugno, il fischio sono espressione di partecipazione “democratica”?) ma la motivazione di quell’atto di contestazione, che conta.

Berlinguer veniva fischiato perché espressione di un Pci “sicuro di sé e trionfante”, con il vento in poppa, mentre Veltroni è l’espressione di un Pd borioso fino a poche settimane fa e adesso in crisi, dopo i ko elettorali, senza identità e senza rotta. La questione vera è che oggi, ovunque a sinistra, la presenza di Veltroni richiama fischi.

D’altronde, nella stessa recente convention romana del Pd, l’assenza dei due terzi dei delegati cosa è stata, quale significato ha avuto, se non un modo (l’assenza) di contestare la leadership o comunque di marcare una profonda insoddisfazione?

Perché dunque il capo del Pd si "becca" solo fischi? Semplice. Perché è partito lancia in resta pochi mesi fa, ha vissuto come dice Luca Telese sul Giornale “nella certezza di essere intoccabile, nella presunzione di essere nel vero”. E, aggiungiamo, “certo di vincere”, o giù di lì.

In gran fretta, rocambolescamente, il Pd è passato dalla “autosufficienza” (partito a vocazione maggioritaria, condannando l’intera sinistra a rimanere fuori dal parlamento), alla ricerca di una “nuova grande alleanza, da Casini alla sinistra radicale”. Una giravolta incredibile. Senza che nel Pd (Parisi a parte) nessuno battesse ciglio. Almeno apertamente.

Necessità di partito, opportunismo tattico o indecenza politica? Veltroni adesso è stordito: fuori lo fischiano e dentro il Pd stanno affilando le lame. Dopo i fiaschi, i fischi.

E domani tocca al nuovo girotondo organizzato a Roma dall’Idv (partito del 3 per cento e dell’Italia “senza macchia e senza paura”) di Antonio Di Pietro, alleato del Pd e da quelli che Vincenzo Cerami ha definito pesantemente “bacchettoni di mestiere”.

Fischi contro Berlusconi assicurati. Come quelli contro Veltroni. Perché, come scrive non in modo infondato Angelo Panebianco sul Corriere, la manifestazione dell’8 luglio ha Berlusconi come nemico ufficiale e Veltroni come nemico vero. Ancora una volta fischi e fiaschi uniti nella lotta.

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