Berlusconi “dimesso” dall’Ue perché contro l’euro

Un libro dell’ex banchiere centrale Lorenzo Bini Smaghi rivela un complotto dell’unione per far dimettere il Cavaliere. Su Il Giornale l’appello di Alessandro Sallusti a non “morire di stabilità”

Le teorie del complotto sono piante sempreverdi nel giardino de Il Giornale che rilancia quest’oggi con squilli di tromba la tesi dell’ex banchiere centrale Lorenzo Bini Smaghi secondo la quale, nell’autunno di due anni fa, Silvio Berlusconi fu costretto a dimettersi dalla carica di Presidente del Consiglio nientemeno che dall’Unione Europea, intimorita dalla sua posizione anti-europeista. Il direttore Alessandro Sallusti titola il suo editoriale Il nuovo complotto, disegnando un Berlusconi vittima dei poteri forti, più o meno l’equivalente di Woody Allen protagonista di un thriller apocalittico.

La caduta del governo Berlusconi nel novembre 2011 e l’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi sono un capitolo importante di Morire di austerità, il libro in cui Bini Smaghi racconta l’ultimo mese del governo Berlusconi e rivela di colloqui privati con la cancelliera tedesca Angela Merkel e l’ex presidente Nicolas Sarkozy, nei quali il Cavaliere avrebbe minacciato l’uscita dell’Italia dall’Euro. Che sia stata la credibilità di questa minaccia la scintilla del celebre e coevo risolino dei due in conferenza stampa?

Merkel prese molto seriamente la minaccia berlusconiana, tanto che poco dopo, secondo Bini Smaghi, arrivò la cacciata dal Governo imputabile a un unico mandante: l’Unione Europea. In sostanza, nell’autunno 2011, lo spread sarebbe stato manovrato scientemente per condurre Berlusconi in un vicolo cieco e costringerlo a dimettersi. Praticamente un golpe finanziario.

Su queste rivelazioni, come detto, Sallusti ha costruito il suo editoriale di oggi sovrapponendo la situazione di due anni fa a quella attuale:

Oggi, due anni dopo, la stessa compagnia di giro (Europa, banchieri, economisti, sinistra politica e mediatica) ha deciso l'opposto: l'attuale governo deve rimanere in sella indipendentemente dal destino del Cavaliere. E questo perché il Paese, ed ecco la nuova parola d'ordine, ha bisogno di «stabilità».

Sallusti mescola l’attualità (“Avete notato? La parola ricorre in ogni discorso, è sbattuta in faccia a chi sostiene che, se il Pd voterà per la decadenza di Berlusconi, per il Pdl sarà difficile continuare a sostenere il governo”) alla storia (“Le dittature sono regimi politicamente stabili (il fascismo andò al potere con il motto: ordine e stabilità), il socialismo reale ha affamato per decenni i suoi popoli proprio in forza della sua stabilità”), l’esistenzialismo (“è ovvio che la stabilità è condizione indispensabile per qualsiasi attività umana”) alla sociologia (“slegata da altre parole, tipo «libertà», «democrazia», «benessere», la stabilità è solo una gabbia per la gente che la subisce, un anestetico sociale, un placebo economico”).
Un’accorata difesa del (suo) padrone che tracima diventando inno alla libertà, all’autodeterminazione dei popoli (“Essere stabili non significa essere succubi, farsi imporre (…) ricette economiche da altri Stati o strutture sovranazionali”). Fino all’epilogo che evoca il titolo di Bini Smaghi:

Abbiamo rischiato di morire di spread, non moriamo di stabilità.

Via | Il Giornale

Foto © Getty Images

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