Dilma Roussef rimanda la visita negli Stati Uniti

Il Brasile non ha gradito le rivelazioni di Edward Snowden, dalle quali è emersa la vasta attività di spionaggio degli Stati Uniti a danni dei suoi politici, fra cui la presidente

Il 23 ottobre avrebbe dovuto incontrare Barack Obama alla Casa Bianca, ma Dilma Roussef ha detto no alla visita ufficiale a Washington Dc che era stata messa in agenda sin dallo scorso 29 maggio.

La motivazione? Le rivelazioni del Datagate non sono state gradite dal Paese che è ormai diventato il leader dell’economia sudamericana, nonché incipit dell’acronimo Brics. La notizia era nell’aria, anzi si era parlato addirittura di una cancellazione definitiva che avrebbe rappresentato una sorta di incidente diplomatico.

A Brasilia, infatti, non sono piaciute le rivelazioni fatte da Edward Snowden, secondo le quali gli Stati Uniti attraverso la National Security Agency controllavano le e conversazioni e le e-mail dei principali politici del Paese, fra cui la stessa Roussef.

In un comunicato della stampa si legge che fra Obama e Roussef è intercorsa una telefonata chiarificatrice e che “gli Stati Uniti e il Brasile godono di una partnership strategica radicata nei valori democratici condivisi, nel desiderio di far progredire la crescita economica e di creare posti di lavoro”.

Nelle ultime settimane – come spiegato da Mario Lucio Genghini su Polisblog – l’insofferenza di Brasilia per le rivelazioni del Datagate è cresciuta a tal punto da costringere il Governo brasiliano ad approvare una missione in Russia per interrogare Snowden sulla questione.

Ora Obama cerca di ricomporre la frattura fra Usa e Brasile, “capisce e si rammarica delle rivelazioni su presunte attività di intelligence degli Stati Uniti” e “si impegna a lavorare con il presidente Roussef e il suo governo per superare questo problema che è una fonte di tensione”. Dice Obama che quando la visita finalmente si farà, “celebrerà la nostra ampia relazione che non deve essere messa in ombra da una singola questione”.

Già, ma forse spetterebbe a Dilma Roussef dirlo, no?

Foto © Getty Images

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