Indagine Onu: In Corea del Nord campi di detenzione come lager nazisti


E' stato presentato un rapporto Onu sui diritti umani in Corea del Nord. Il capo degli inquirenti, Michael Kirby, nel discutere il documento presso il Consiglio per i Diritti Umani, ha usato un'espressione dura e inequivocabile per descrivere le pratiche utilizzate nelle carceri del Paese asiatico: "atrocità indicibili" (cit. The Guardian).

La metodologia, impiegata dall'equipe delle Nazioni Unite, è stata quella di sottoporre ad una serie di interviste ex detenuti ed esuli nelle città di Tokyo e Seoul, durante il mese di agosto. L'indagine svolta, secondo Kirby, è sufficientemente paradigmatica di un modus operandi, che rivela quanta sia scarsa la considerazione per i diritti umani da parte del regime di Pyongyang.

Il quadro che emerge dalle interviste è inquietante: bambini annegati davanti agli occhi delle loro madri, detenuti costretti a torturare altri detenuti, uomini e donne uccisi dalla fame, condizioni igieniche di prigionia insostenibili. Gli intervistati, inoltre, hanno rivelato come le accuse, che vengono "fabbricate" nei confronti dei "dissidenti", siano sintomatiche del carattere paranoico del regime guidato dal comandante supremo, Kim Jong-un‎. Basta la visione casalinga di un programma televisivo proibito per finire incriminati.

L'inchiesta Onu, ha sottolineato Kirby, si è servita anche di immagini satellitari, che hanno ripreso i campi di lavoro, a cui il team di indagine non è potuto accedere.
Il responsabile degli ispettori ha spiegato che, analizzando tutto il materiale raccolto, è facile fare un parallelismo tra i campi di detenzione coreani e i lager nazisti.

Ovviamente per la Corea del Nord sono tutte falsità montate ad arte. I vertici diplomatici nordcoreani, inoltre, si sono mostrati indispettiti dal fatto che la presentazione del rapporto è stata accompagnata da una richiesta, in sede Onu, di interventi mirati al cambiamento di regime. Tale ipotesi è stata respinta con forza anche da Cina, Bielorussia e Siria. Chen Chuandong, diplomatico cinese, ha spiegato che "accuse e pressioni politicizzate" non sono d'aiuto a migliore la situazione dei diritti umani in nessun paese.

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