Pd chiuso nei velenosi “bla bla” interni. E Berlusconi tiene governo e Paese sulla corda

L’Assemblea “sbrigativa” e da “fratelli coltelli” del Pd con Gugliemo Epifani che fa un pistolotto nel segno del burocratese alimenta i sospetti su un centrosinistra capace anche stavolta di perdere una battaglia (elettorale) già vinta.Il Pidì parla a se stesso, non agli italiani.

Il Partito Democratico non stupisce più, incapace non solo di trovare una linea comune di convivenza interna, ma indubbiamente in alto mare sia sulla scelta della leadership che su quella dei contenuti politici e programmatici.

E’ vero che sull’altro fronte, quello del centro destra, c’è il totale dominio di un solo padre-padrone, incontrastato dominatore di quell’area importante, da 20 anni. Un personaggio addirittura condannato sul piano giudiziario e con un fallimento politico (non è il solo responsabile ma lo è in gran parte) che è palese e che ripropone oggi, per salvarsi, la stessa minestra riscaldata, non dovrebbe costituire per nessun avversario un rischio politico e elettorale.

Perché non è così? Perché il messaggio di Berlusconi, pur ripetitivo e al limite dell’eversione, è chiaro e tocca cuore e saccoccia degli italiani o di una loro larga fetta. E di qua? Ci si sbrana sulle regole delle primarie, ci si azzuffa l’un contro gli altri armati, delegittimando chi è nella corrente avversaria, minacciando addirittura scissioni in caso di vittoria degli … “altri”.

Insomma, nel centro destra, con mille “ma” e mille “però”, c’è il riconoscimento (con il forte consenso elettorale) di una leadership e di una linea politica ben definiti; nel centro sinistra domina la litigiosità permanente, la mancanza di strategia politica, il caos tattico, il gioco di rimessa, la continua ovazione e decapitazione dei leader: prima Occhetto, poi D’Alema, Veltroni, Fassino, Bersani, Epifani.

Come già accaduto altre volte, oggi il Pd è certo della fine di Berlusconi perché messo fuori gioco dalle condanne dei tribunali. Un errore che può costare caro perché, come dimostrano anche gli ultimi sondaggi, il partito del Cav non è collassato rispetto agli elettori, regge bene l’urto e può anche compiere il miracolo di vincere le prossime elezioni e – con il Porcellum – fare cappotto.

Dice il sociologo socialista Luciano Pellicani su l’Avanti: “Ritengo che Berlusconi ogni giorno guardi i sondaggi per stabilire il momento giusto della rottura con il governo. Dobbiamo considerare una realtà che molti non vogliono vedere: lui può rompere, andare a elezioni e vincere. Se, invece, i sondaggi non dovessero prospettargli questa possibilità lui può proseguire con la sua strategia, ovvero apparire come il “responsabile” che non vuole far cadere il governo, da un lato, e dall’altro proseguire con il logoramento”.

E’ Berlusconi a dettare l’agenda. E il Pd a subirla, continuando a demonizzare il Cav ma restando insieme nel governo Letta, in un abbraccio che presto potrà essere fatale. E se si va al voto e Berlusconi vince e poi va in prigione e guida l’Italia da dietro le sbarre? Si rischia davvero di passare dalla farsa alla tragedia.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO