Forza Italia “faraonica”, il Pd “sfarinato”. 500 Comuni a rischio bancarotta. Nuova stangata in arrivo

Nell’Italia della politica del bla bla, con il centro destra appeso al destino personale di Berlusconi e il centro sinistra sfiancato dalle beghe interne del Pd, non fa notizia lo sforamento del debito pubblico oltre il 3%, la probabile nuova pesante manovra-stangata tappabuchi, il dietrofront dell’annunciato pagamento delle PA alle aziende private, il rischio bancarotta per 500 Comuni.


La crisi prosegue nel suo incedere devastante perché i ritocchini del governo Letta non producono la sterzata necessaria e perché la politica, a tutti i livelli dal centro alla periferia, non muove un dito.

Con l’acqua alla gola non sono solamente le migliaia di piccole e medie aziende private, ma addirittura il cartello “chiuso” potrebbe essere presto appeso nel portone dei comuni italiani, cioè in quelle istituzioni ritenute vicine ai cittadini, le più virtuose e intraprendenti nell’amministrare la cosa pubblica, da sempre – fra l’altro – emblema di quella sinistra del “buon governo” che fu.

Non si può fare di tutta un’erba un fascio, ma oramai siamo di fronte a una realtà rovesciata, dove l’eccezione è l’amministrazione pubblica “positiva”, non la mela marcia. Dove sono finiti i grandi sindaci comunisti delle zone rosse, i grandi sindaci democristiani delle zone bianche? Si rivolteranno nella tomba.

Il Patto di stabilità pesa sui municipi, ma il rischio default per 500 comuni ha ben altre radici e altre responsabilità: il malgoverno, scelte demagogiche e populiste dettate da logiche elettoralistiche, favoritismi di ogni tipo, investimenti sbagliati, mancanza di programmazione.

In altre parole, soldi buttati, bilanci in rosso, commissariamenti “de facto”, con i tecnici che amministrano al posto degli amministratori eletti dai cittadini, anche se il più delle volte, in lista sulla base di convenienze interne dei partiti e delle loro correnti interne. Il risultato? Un quasi disastro o un disastro completo. A pagare sono sempre i cittadini, senza più punti di riferimento istituzionali, costretti a pagare sempre di più i servizi essenziali intaccati nella quantità e nella qualità.

Scrive Diego Motta su Avvenire: “Quando si arriva sull’orlo del baratro? Succede quando il sindaco e la sua giunta si accorgono di non poter più erogare i servizi-base alla cittadinanza senza andare in sofferenza finanziaria. A quel punto si aprono due strade obbligate: la dichiarazione di pre-dissesto, che consente al municipio in questione di accedere alla legge salva-Comuni (prestito di 300 euro per ogni abitante da restituire in 10 anni) in cambio del controllo semestrale da parte della Corte dei Conti, oppure l’annuncio del vero e proprio default, con piano quinquennale di rientro dalle varie pendenze e la possibilità poi di ricominciare da zero. In entrambi i casi, il bilancio del Comune è di fatto "commissariato" e la prima misura a carico della comunità locale è l’innalzamento di tutte le aliquote delle tasse comunali”.

Ecco il quadro dell’Italia reale. Se ne è parlato nel videomessaggio del Cav? Se ne è parlato nell’Assemblea romana del Pd? Non si sa più se ridere o se piangere.

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