Svizzera: Referendum stabilisce abolizione del burqa nel Canton Ticino


Le proiezioni dei referendum, in Svizzera, profilano una bocciatura della proposta di eliminazione della leva obbligatoria e l'approvazione del divieto di indossare il burqa nel Canton Ticino.

Il primo quesito è stato proposto dal Gruppo per una Svizzera senza esercito (GSsE), ma i cittadini elvetici, secondo l'istituto di Berna Gfs, avrebbero detto no all'abolizione del servizio militare con il 73% dei voti.
"Una misura anacronistica", "da guerra fredda", così è stata presentata la leva obbligatoria dal comitato promotore. Tuttavia gli Svizzeri non si sono fatti impressionare e hanno respinto, tramite referendum, l'abolizione del servizio militare obbligatorio per la terza volta di fila in 25 anni.

Per quanto riguarda l'altro quesito, quello riferito al burqa nel Canton Ticino, ha fatto molto discutere in ambito internazionale, ma era scontato che il cantone italiano, molto conservatore, scegliesse di revocare, alle donne islamiche, la possibilità di indossare il capo d'abbigliamento dell'islam più tradizionale. Ovviamente il divieto è esteso anche ad altri indumenti simili, propri della religione islamica, come il niqab.

Secondo le proiezioni, il 65% dei votanti si è espresso favorevolmente al divieto del burqa, perché in sintonia con quanto riportato nel quesito: "Nessuno può dissimulare o nascondere il proprio viso nelle vie pubbliche e nei luoghi aperti al pubblico (ad eccezione dei luoghi di culto) o destinati ad offrire un servizio pubblico".

Detta così sembrerebbe un'iniziativa laica e progressista, ma se si scava un po' più a fondo ci si rende conto che le cose non stanno proprio in questo modo.
Innanzitutto a sostenere il divieto costituzionale del burqa sono i partiti di destra Udc/Svp e la Lega dei Ticinesi, noti anche per le campagne denigratorie nei confronti degli italiani che lavorano nella Svizzera Italiana. In secondo luogo bisogna rilevare che Giorgio Ghiringhelli, promotore del referendum e responsabile del movimento politico Il Guastafeste, non ha propriamente giustificato la sua proposta anti-burqa come connessa ai diritti individuali e della donna, ma come un'operazione volta ad evitare l'integralismo islamico nella Svizzera Italiana.

Non siamo certi che tale misura allontani la minaccia del fondamentalismo religioso. Quello che bisogna rimarcare, invece, sono i toni propagandistici della campagna referendaria, del tutto ingiustificati se si guarda ai numeri: su una popolazione di 300 mila cittadini, gli islamici costituiscono appena il 2% nel Canton Ticino.

Ad esprimere il fermo dissenso per il quesito sul burqa sono state alcune organizzazioni islamiche, il vescovo di Lugano e Amnesty International. A tale proposito, Sarah Rusconi, portavoce di Amnesty per la Svizzera italiana ha dichiarato:

Credere che tutte le donne che indossano il velo integrale siano oppresse è un errore. Come è pure sbagliato affermare che il burqa contribuisce alla loro liberazione. I meccanismi di discriminazione e di oppressione nei confronti delle donne, nella religione musulmana come in altre religioni, sono più complessi

L’organizzazione per la difesa dei diritti umani ha sottolineato, inoltre, che per una messa in atto efficace dei diritti delle donne, sono necessarie misure di politica migratoria e di integrazione che tengano in considerazione la loro situazione particolare.

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