Alba Dorata: Prove generali per un colpo di Stato?


Connivenze tra forze dell'ordine e neonazisti, campi di addestramento paramilitari, sindacati di militari che inneggiano a dimissioni del governo, leader politici che chiamano alle armi. Ma cosa sta accadendo in Grecia? Quali sono i rischi che si profilano per il paese che è stato la culla della democrazia?

Innanzitutto ripartiamo da qualche dato. Ad oggi i risultati delle politiche di risanamento dettate dalla Troika e sposate dal governo greco hanno dato vita ad una condizione sociale che può essere riassunta in questo modo: 12500 dipendenti pubblici saranno licenziati e potranno percepire il 75% del loro stipendio per otto mesi. Quattromila impiegati verranno licenziati prima della fine dell’anno ed altri undicimila, molto probabilmente, perderanno il lavoro nel corso del 2014. La disoccupazione intanto è arrivata al 27% (un giovane su due è senza lavoro) e il potere d'acquisto è crollato. Le imprese medie e piccole e gli esercizi commerciali o chiudono o tirano a campare evadendo il fisco. L'Istituto previdenziale pubblico ha un buco non trascurabile, che mette in discussione il pagamento delle pensioni di ottobre. Infine, due giorni fa il Senato dell’Università Nazionale Capodistriana di Atene (EKPA) ha fatto sapere che è costretta a dover cessare l'immatricolazione di nuovi studenti.

Dentro questo quadro deprimente, il partito neonazista Alba Dorata ha prosperato, si è radicato sul territorio, ha messo in piedi azioni di aggressione ad immigrati e a militanti di sinistra e ha battuto il tamburo della propaganda più bassa, con raccolte di sangue e collette alimentari per soli cittadini "puri" greci.

Dopo l'uccisione del rapper di sinistra Pavlos Fyssas da parte di un militante della formazione neonazista, la situazione è deflagrata e la maggioranza dell'opinione pubblica è insorta.
Chi fa notare, però, che Alba Dorata sarebbe calata nei sondaggi di qualche punto, dopo il tragico omicidio, gioca solo di retroguardia. La verità è che rimane la terza forza del Paese nei sondaggi, con percentuali brillanti per un partito che prima dello scoppio della crisi praticamente non esisteva.

Non abbiamo mancato di raccontarvi, dopo la morte del rapper, come alcuni giornali del paese ellenico abbiano fatto emergere connivenze tra la polizia, i militari e i militanti di Alba Dorata. Questa avrebbe messo in piedi una vera e propria forza paramilitare, con un arsenale bellico non trascurabile e un know-how fornito da alcuni esponenti dell'esercito e della polizia greca. Le indagini interne del ministero della difesa e la rimozione di alcuni vertici militari dai loro incarichi, in risposta allo scandalo, appaiono misure ancora insufficienti e tardive.

Detto ciò, negli ultimi giorni questo quadro plumbeo e inquietante si è arricchito di nuovi particolari, che minacciano ulteriormente la fragilissima democrazia greca. Innanzitutto la presa di posizione Ourania Mikalioliakos, figlia del numero uno di Alba Dorata Nikolas, che sul portale del partito ha chiamato i militanti alla guerra contro lo Stato:

"Chiedete a voi stessi quanto siete disposti a sacrificare e quanto effettivamente avreste da perdere. Chiedete a voi stessi fin dove siete disposti ad andare. Sì, pochi sanno esattamente cosa voglio dire. Chiedetevi se si può perdere tutto, ma proprio tutto, per un'idea, la nostra idea. Basta chiedere a se stessi. Si può essere uno di noi, si può vivere solo per un’idea? Posso? Possiamo?"

Poi sono arrivate le minacce della stessa Alba Dorata, che ha annunciato possibili dimissioni di massa dal Parlamento di Atene. Una risposta a chi vorrebbe mettere al bando il partito o praticare un'offensiva giudiziaria nei suoi confronti. Tale mossa potrebbe portare a nuove elezioni, in un clima che getterebbe il Paese in una situazione ancora più complessa di quella in cui si trova attualmente. Inoltre, Mikalioliakos ha già fatto sapere che, se esponenti del partito dovessero essere arrestati, allora saranno presentati alle prossime amministrative di maggio.

Non è finita qui. Oggi le agenzie hanno battuto una notizia che definire preoccupante è poco (Via Ansa):

Un sindacato di militari greci della riserva ha chiesto le dimissioni del governo di coalizione guidato dal premier conservatore Antonis Samaras e la formazione di un governo di unità nazionale, suscitando non poche perplessità e preoccupazioni negli ambienti politici e giudiziari di Atene [...] Gli autori del testo chiedono, tra l'altro, "le dimissioni immediate del governo e la collaborazione del popolo con l'esercito" perché - secondo il documento - l'esecutivo "non è stato capace di offrire al popolo quanto previsto dalla Costituzione nei settori del lavoro, dell'istruzione, della salute, della giustizia e della sicurezza". Nel documento si chiedono inoltre la formazione di un governo di unità nazionale e le dimissioni del presidente della Repubblica, Karolos Papoulias, per "facilitare gli sviluppi desiderati dal popolo"

Il documento è finito all'esame della magistratura che ha indetto una riunione straordinaria della Corte Suprema (Areios Pagos). Nella stessa sede sono in corso gli interrogatori di testimoni di presunte attività illegali di Alba Dorata.

Qualche giorno fa il giornalista giornalista Spiros Karazaferis ha avanzato un'ipotesi su una strategia mirata di Alba Dorata. Prima dell'omicidio di Pavlos FyssasI, il partito era in costante rialzo nei sondaggi e il suo candidato alla poltrona di sindaco di Atene era dato al 20%. Perché allora mettere a rischio il consenso con un omicidio politico e con atteggiamenti così violenti? Secondo il giornalista la strategia è quella di condurre il sistema politico parlamentare greco al collasso. Se il partito fosse messo fuori legge, i dirigenti potrebbero finire in carcere, come annunciato anche dal ministro degli Interni. A quel punto si potrebbe accendere la miccia della sollevazione popolare.

L'idea di Karazaferis non è affatto peregrina. Mentre, da un lato il governo greco continua con le impopolari politiche di rigore, dall'altro aumentano le manifestazioni e gli scioperi. La tensione sociale è fortissima e la tentazione di un ritorno alla "dittatura dei colonnelli" potrebbe trovare udienza non solo presso molti cittadini, ma anche in alcuni settori dello Stato.

Ieri, in una manifestazione anti-Alba Dorata, le forze di polizia hanno risposto con gas lacrimogeni alla folla che tentava di assaltare la sede del partito. Dopo la diffusione di alcuni filmati in internet, che mostrano una certa "collaborazione" durante le manifestazioni tra alcuni agenti e militanti neonazisti durante i mesi scorsi, la polizia è diventata naturalmente oggetto di risentimento diffuso. Se questa non saprà gestire la situazione nelle strade e nelle piazze elleniche, o detto altrimenti, se ci scappasse il morto, a quel punto la situazione potrebbe degenerare definitivamente e Alba Dorata avrebbe tutto da guadagnarci.

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