Letta getta la spugna? Governo in stato di pre-crisi. Italia nella penombra

La baraonda dei ministri nel Cdm di ieri è la fotografia dello stato cui è giunto in Italia il livello della politica, l’iceberg della crisi dei partiti e dei suoi massimi esponenti. Il comunicato ufficiale del governo dopo il Consiglio dei ministri è eclatante quanto disarmante, conferma: “il blocco di ogni decisione governativa” a causa del caos politico.

E il premier Letta lancia il suo contro-ultimatum: “Non intendo vivacchiare, o si rilancia e si pongono al primo osto il Paese e gli interessi dei cittadini, o si chiude”. Letta, con la fiducia di martedì prossimo, ha quindi manifestato – con ritardo – l’esigenza ineludibile di un chiarimento politico e programmatico in Parlamento tra le forze di maggioranza che sostengono il governo.

Siamo alla famosa parolina che precede la crisi vera e propria, la “verifica”. In attesa del chiarimento si è reputato dunque inevitabile il blocco di ogni decisione governativa su temi, anche rilevanti, di natura fiscale ed economica. La sospensione è dovuta in particolare all'impossibilità di impegnare il bilancio su operazioni che valgono miliardi di euro senza la garanzia di una continuità nell'azione di governo e Parlamento.

Chi pensa, in siffatta situazione, che sia possibile un ritrovato barlume di responsabilità, un pur piccolo spunto di rilancio? Con questi partiti, Pdl-Forza Italia in testa, e con questi leader, Silvio Berlusconi in primis, non si va da nessuna parte: implode la politica, implodono le istituzioni, implode il Paese.

Giorgio Napolitano, tutt’ora unico vero baluardo della tenuta dell’Italia, capace di arginare la crisi nefasta dei partiti e delle istituzioni (come non ricordare l’incapacità del Parlamento di non aver saputo eleggere neppure il nuovo capo dello Stato “costringendo” Re Giorgio ad accettare il settennato bis) giocò dopo le ultime elezioni l’ultima carta del governo delle “larghe intese” perché il voto politico anticipato non permetteva alcuna maggioranza.

Ma in questo governo di “unità nazionale” e in questi partiti che lo sostengono (si fa per dire) c’erano e ci sono uomini di tutt’altro calibro di Aldo Moro, Enrico Berlinguer, Giulio Andreotti protagonisti dell’incompiuto “compromesso storico”.

Oggi La baracca non regge e la crisi può precipitare da un momento all’altro. Scrive Mauro Del Bue su l’Avanti!: “Oggi le critiche, anzi le insinuazioni sul capo dello Stato da parte del Pdl, che fanno il paio con le sparate di Grillo, rischiano di rendere ancora più acuta una crisi che è ormai nei fatti. E anche se tutto fosse solo una carnevalata, se le dimissioni fossero solo un gesto dimostrativo e se le accuse fossero solo un temporale di tarda estate, credo che nulla possa restare come prima”.

A questo punto, che le danze si aprano, ma alla luce del sole: che chiarimento (definitivo?) sia, in Parlamento davanti a tutti gli italiani, con tutte le carte in tavola, politiche e programmatiche.

Scrive oggi Stefano Folli sul Sole 24 Ore: “ Se deve essere crisi di governo, dovrà essere su questo, non sulle convulsioni interne del Pdl. Tutti, a cominciare da Berlusconi, dovranno assumersi le loro responsabilità. Perché non si può neanche ammettere la messa in scena dei parlamentari che fingono di abbandonare i loro scranni, quando i ministri del centrodestra restano invece tutti in carica. Se Berlusconi vuole le elezioni anticipate ora ha l'occasione di ottenerle ma in Parlamento. Altrimenti è solo un gioco al massacro delle istituzioni”.

Ci vuole fantasia, molta fantasia per restare ottimisti. Il voto anticipato, ammonisce Napolitano “E’ un’anomalia”. Ma c’è, oggi, un’altra strada?

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