Eluana Englaro può morire. La sentenza di Milano apre le porte all'eutanasia

Un lungo calvario di 16 anni sta per giungere a termine. La Corte d'appello civile di Milano si è espressa in favore del consenso a staccare la spina a Eluana Englaro, la ragazza in coma vegetativo da quando un incidente stradale ne troncò di fatto la vita il 18 gennaio 1992. In realtà esisterebbe ancora un grado di giudizio, ma il padre Beppino ha la possibilità di non attenderlo e procedere immediatamente all'applicazione della sentenza, dopo 10 anni di battaglie per ottenere la "dolce morte" della propria figlia.

"Vista la straordinaria durata dello stato vegetativo permanente e l'altrettanto straordinaria tensione del suo carattere verso la libertà e la sua visione della vita, è stata una decisione inevitabile". Così i giudici che di fatto motivano la loro decisione con la manifesta volontà di Eluana, senza però chiarirne del tutto l'origine.

Anche se la sentenza pone dei paletti, citando l'eccezionale durata del coma, va detto che si tratta di fatto della prima applicazione in Italia del concetto di testamento biologico, sebbene in forma relativamente discrezionale, cioè non basata su un documento scritto in via espressa. La cosa ha naturalmente suscitato reazioni contrastanti, e non stupirà sapere che da un lato Chiesa, teodem, Buttiglione e compagnia parlano di via aperta all'eutanasia, mentre l'Associazione Coscioni e Marco Pannella, ma anche Giordano Bruno Guerri dalle colonne del Giornale (versione cartacea) parlano di sentenza giusta.

Anna Finocchiaro a nome del Pd chiede una legge per regolamentare la materia, ma vogliamo ricordare che il progetto già c'è, e non da oggi. E' la proposta di legge Veronesi sul testamento biologico, che giace da anni in Parlamento senza che nessuno abbia il coraggio di riprenderla, visto che l'argomento è fonte di spaccature trasversali in tutti gli schieramenti politici.

E' necessario ricordare che il caso Englaro presenta alcune peculiarità, come il fatto che qui non si parla di sospensione delle cure bensì dell'alimentazione forzata. In altre parole Eluana morirà di fame, cosa che pone ulteriori problemi etici, ma non toglie il fatto che una legge va fatta e che ogni persona ha diritto di decidere della propria vita.

Il testamento biologico è un fatto di civiltà, ed è inutile riempirsi la bocca di paroloni come eutanasia e morte dolce, perché non è più accettabile che in una società occidentale e laica qualcun altro (in questo caso la Chiesa) decida per noi. Il paragone con la legge sull'aborto sorge spontaneo, ma va sottolineato che in quel caso c'è in ballo anche la vita del bambino oltre che della madre, mentre qui il solo soggetto coinvolto è il singolo.

Abbiamo diritto di morire come e quando vogliamo finché vige il libero arbitrio, soprattutto nel dolore di una vita artificiale. Ricordo che Hermann Hesse in Demian teorizzava la libertà di disporre della propria vita, arrivando allo stesso diritto di suicidio. Tutto questo non sarà mai accettabile dalla morale cattolica, ma dove sta scritto che questa stessa morale debba condizionare le nostre vite? Essere cattolici è una scelta non un'imposizione, così come tutte le norme morali che ne derivano.

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