Elezioni Europee 2014: Forza Italia, ecco il simbolo

Posizioni e questioni aperte in Forza Italia in vista delle elezioni del 25 maggio.

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Aggiornamento lunedì 14 aprile, ore 17.35 - Giovedì prossimo 17 aprile 2014, il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, presenterà in conferenza stampa a Roma, nella sede del partito, i candidati e il programma di Forza Italia per le elezioni europee del 25 maggio. L'ex premier si incontra in riunione spesso con Denis Verdini per definire gli ultimi tasselli.

Elezioni Europee 2014: Forza Italia, ecco il simbolo

Il simbolo di Forza Italia in vista delle Elezioni Europee 2014 è stato finalmente reso noto, e c'è il cognome Berlusconi. Che significa tutto questo? Che davvero ci sarà una Barbara Berlusconi candidata? L'ad del Milan oggi ha preferito non rispondere a una domanda in merito, facendo però sapere che nei prossimi giorni sarà "disponibile" a chiarire la sua posizione in merito (è abbastanza notorio che la cosa non le spiacerebbe affatto).

Mistero, quindi. Anche se il cognome in quel simbolo rimane e potrebbe rimanere anche qualora non ci fosse nessun che faccia di nome Berlusconi nelle liste dei candidati di Forza Italia (la cosa potrebbe però scontrarsi con i regolamenti).

Come che sia, assieme al simbolo è stato scelto anche lo slogan: "Più Italia in Europa, meno Europa in Italia". Che messo così lascia un po' confusi: uno slogan un po' ambiguo per un partito che sulla questione europea ha da sempre un atteggiamento parecchio ambiguo: europeista a parole, euroscettico nelle azioni. Una posizione "di confine" che infatti non sta dicendo bene a Forza Italia, che nei sondaggi continua a registrare un notevole calo dei consensi.

Elezioni Europee 2014: Forza Italia

Forza Italia arriverà all'appuntamento del 25 maggio alle Elezioni Europee 2014 non nella sua forma più smagliante, anche perché è sicuro che il partito guidato da Silvio Berlusconi terrà i soliti accenti ambigui sul tema. Da una parte le feroci critiche contro l'Europa, fino ad arrivare alle richieste di uscire dall'euro, dall'altra la vaga conferma del suo essere un "partito europeista".

Di sicuro è europeista il posizionamento del Forza Italia all'interno del gruppo scelto al Parlamento Europeo, quel Partito Popolare Europeo che a fasi alterne è stato un punto d'approdo (per un periodo Berlusconi ha sognato di fondare il Partito Popolare Italiano) o il nemico pubblico numero uno. Posizione, quest'ultima, ricambiata, se è vero che Angela Merkel si sta adoperando per approfittare del cambio di sigla in Forza Italia per cacciare Berlusconi e i suoi fuori dal Ppe. Se mai dovesse succedere, si può anche provare a immaginare che la rinata Forza Italia possa decidere di spingere ancora di più sul tasto dell'euro-scetticismo e approdare nel Gruppo Europa della Libertà e della Democrazia, in cui potrebbe venire accolto a braccia aperte.

Ma quali sono state fino a questo momento le posizioni del Pdl in tema europeo? I punti principali li riporta il sito PublicPolicy:

"Più Europa per i popoli, meno euro-burocrazia". Il partito di Silvio Berlusconi suddivide le proposte europee in nove punti partendo dal superamento delle politiche di austerità e l'accelerazione dell'unione politica, economica, bancaria e fiscale degli Stati membri.

Fin qui le dichiarazioni di intenti, che nello specifico si dovrebbero concretizzare in queste proposte:

Attribuire alla Bce (Banca centrale europea), un ruolo come prestatore di ultima istanza, su modello della Federal Reserve Usa. E ancora: "Euro-bond e project-bond per una rete europea di sicurezza e di sviluppo, esclusione delle spese di investimento dai limiti del Patto di stabilità europeo, elezione popolare diretta del presidente della Commissione europea, ampliamento della potestà legislativa del Parlamento europeo e costituzione di una agenzia di rating europea".

Posizioni - soprattutto quella relativa alla Bce come prestatore di ultima istanza, e cioè che abbia il potere di prestare soldi direttamente ai singoli stati come tutte le banche centrali del mondo fanno; e quella degli eurobond, rendere "comune" il debito degli stati europei, scelta che probabilmente darebbe una bella calmata agli speculatori - che in Italia sono molto popolari e con le quali sarebbero d'accordo praticamente tutti. Ma che trovano invece molti meno consensi nell'Europa del Nord, in primis la Germania, dove si teme che misure del genere allentarebbero l'attenzione dei paesi "spendaccioni" verso i loro bilanci.

Tornando al Partito Popolare Europeo, va detto che ancora non è stato individuato chi sarà il candidato alla presidenza del Consiglio (queste sono le prime elezioni in cui si vota direttamente per il premier). Mentre il Pse ha deciso di convergere su Martin Schulz (sì, quello del Kapò), nel Partito Popolare Europeo non è stata presa ancora nessuna decisione. Una situazione che, di fatto, non fa che rafforzare la carta più sicura che il partito ha a disposizione: José Manuel Barroso.

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