Intervista ad Ivan Scalfarotto

Oggi ospitiamo qui su Polisblog un’intervista a uno dei numerosi candidati alle prossime elezioni politiche - Circoscrizione Lombardia 1 - Ivan Scalfarotto. Balzato agli onori delle cronache per la sua candidatura alle primarie del 2005, che attirò numerose simpatie specie online, Scalfarotto ha da sempre un rapporto profondo con la rete grazie al suo blog. Oggi è candidato per il PD (di cui è entrato negli organi nazionali con una lista di ambito laico e giovane, che supportava Veltroni, alle primarie 2007) e ha pubblicato recentemente un video a supporto della sua candidatura girato dal noto regista Paolo Virzì, che potete vedere qui sopra. Vi proponiamo quindi l’intervista in esclusiva per Polisblog, sperando che la disponibilità di Scalfarotto sia fatta propria da altri candidati.

Ivan Scalfarotto, per molti il tuo è un nome nuovo, o magari riecheggia vagamente qualcosa, hai voglia di presentarti ai lettori di Polisblog?

Ho quarantadue anni, e vivo all’estero da sei: prima a Londra poi a Mosca, dove lavoro per una banca internazionale. Nel 2005 ho partecipato alle Primarie dell’Unione (quelle che incoronarono Prodi) guadagnando 27mila voti e lavorando sui temi del ricambio generazionale, della laicità dello stato, della meritocrazia e della modernizzazione del paese.

Tu vivi quindi ormai da tempo all'estero, che cosa ti ha spinto a impegnarti così direttamente nella politica italiana in questi ultimi anni?

Forse proprio il fatto di aver vissuto per anni all’estero. A chi vive fuori dai confini nazionali tocca il destino di diventare – qualsiasi lavoro si faccia – una sorta di ambasciatore del proprio paese; si finisce con l’essere interrogati dagli amici, dai colleghi e dai conoscenti sulle magagne e le storture dell’Italia quasi se ne avesse una responsabilità diretta. E poi, sai, a vivere all’estero si impara che certi problemi italiani – che sembrano irrisolvibili – da qualche altra parte sono stati affrontati e risolti. E allora ti dici: perché qui sì e da noi no? Da vedere il cambiamento in opera a voler provare ad implementare il cambiamento intorno a sé, il passo diventa alla fine abbastanza breve.

Tu nel 2005 hai partecipato come candidato a sorpresa alle primarie come candidato premier del centrosinistra, mentre nel 2007 tramite la tua lista hai appoggiato Veltroni. Perché questo diverso atteggiamento?

Ti dico la verità: se Veltroni fosse stato il candidato dell’Unione del 2006 io le primarie del 2005 non le avrei nemmeno fatte. La prima osservazione che spinse me e le persone che a Londra pensarono con me all’idea di partecipare alle primarie fu proprio che era inconcepibile che nel 2006 andassimo a votare per gli stessi candidati, Berlusconi e Prodi, che si erano già sfidati nel 1996. Come se in dieci anni il tempo non fosse passato e il mondo non fosse cambiato radicalmente. Veltroni è portatore di una visione “contemporanea” della politica e del mondo. Basti vedere quale rivoluzione dello scenario politico Veltroni abbia imposto con la semplice scelta dell’ “andare da soli” piuttosto che raccattare alleati qui e là, magari accomunando forze unite solo dal fatto di avere una posizione contraria a quella dell’avversario.



La tua candidatura del 2005 fu supportata dalla rete - tanto da valerti l'appellativo di "candidato blogger"- il movimento cui appartieni (iMille) è particolarmente attivo online, fai parte del primo circolo online del PD, hai un blog. Come pensi che la rete possa legarsi alla vita politica?

Penso che possa avere un ruolo essenziale, così come l’ha guadagnato in tutti i settori della vita: dal commercio alla comunicazione, dall’informazione al turismo, dalla formazione alla finanza: non vedo perché la politica debba fare eccezione. Ne sono talmente convinto che, quale componente della Commissione Nazionale che ha redatto lo Statuto del PD, ho proposto norme che sono state approvate e che fanno del PD uno dei partiti al mondo più avanzati in questo senso: il PD avrà circoli non solo sul territorio ma anche on-line, il che vuol dire che ci si potrà iscrivere al partito e partecipare alla discussione politica anche dalla rete e non solo frequentando un circolo territoriale. La seconda norma che mi pare importante richiamare è quella relativa al SiPa (il “Sistema per la Partecipazione”) che sarà la rete informatica che consentirà a militanti ed eletti di interagire e di creare informazione e partecipazione dal territorio alle istituzioni e viceversa.

Proprio dalla rete è nato un movimento molto discusso ma assai vitale come quello legato a Beppe Grillo. Che cosa ne pensi di Grillo e del tessuto di associazioni che si sono create attorno a lui?

Lasciami dire subito che io non credo nella separazione tra politica e società civile: penso che si tratti di una divisione completamente artificiosa. Esiste un solo paese ed esiste una sola classe dirigente di quel paese, che sta nella politica e fuori dalla politica: nelle professioni, negli affari, nelle università, nei giornali. Io credo che chi vuole cambiare il paese deve poter fare, e fare, una sola cosa: candidarsi, proporsi e provare a cambiare le cose, con ciò facendosi classe dirigente del paese. Il paese si cambia con la politica e se la politica che abbiamo non ci piace non possiamo fare altro che farci politica noi stessi. Io aspetto che Grillo si assuma delle responsabilità politiche e indichi con quali strumenti e con quale visione lui pensi di fare del paese un luogo stabilmente meno chiuso, corrotto e disastrato di quanto non sia oggi. Fino ad allora la protesta di piazza potrà forse farci togliere qualche sassolino dalla scarpa, potrà forse farci sfogare i nostri mille malumori e farci sentire un po’ meglio per un paio di giorni, ma lascerà nel lungo periodo il paese assolutamente identico a com’è.

Tu sei dichiaratamente e felicemente omosessuale. Perché ritieni che il PD possa essere una forza adatta allo sviluppo dei diritti civili degli omosessuali, nonostante le componenti più di centro sembrino contrastare provvedimenti anche deboli come i DICO?

Penso che questi temi non debbano appartenere a questo o quel partito: in Francia e in Gran Bretagna le leggi sulla tutela dei diritti di cittadinanza sono state promosse da governi di sinistra ma nessun partito di destra, una volta giunto al potere, ha poi ritrattato quelle leggi. Lo stesso Rajoy in Spagna ha detto in campagna elettorale che in caso di vittoria si sarebbe limitato a cambiare il nome del matrimonio per i gay in “unione”, lasciando però inalterato il contenuto dei diritti riconosciuti ai partner. E’ dunque certamente importante che persone come me siano rappresentate all’interno del partito, ma il consenso su questi temi dev’essere trasversale ed andare ben al di là di un partito solo. Che poi nel PD (come anche nell’altro partito maggiore) ci siano sensibilità molto diverse tra loro su questi temi, beh, è assolutamente vero. Ma, per quanto mi riguarda, è tanto vero in tema di diritti civili che, per esempio, in tema di mercato del lavoro. E chissà perché tutti mi chiedono dei primi e nessuno del secondo…

La tua candidatura per le Politiche 2008 è stata supportata online e da vari gruppi, eppure il tuo posto in lista ti pone in una posizione di difficile eleggibilità. Non ti senti trattato con sufficienza, o come un contentino a questi gruppi?

Niente affatto, il mio posto in lista segue immediatamente un gruppo di parlamentari uscenti e dirigenti nazionali del Partito. E comunque il mio posto, cosiddetto “in bilico”, mi consente di fare una campagna elettorale vera e per nulla scontata negli esiti, il che è molto più in linea col mio carattere e con la mia storia personale e politica. Sarò eletto se vinceremo, e vincere le elezioni è la sola cosa che conti, no?


Come vedi il tuo futuro politico una volta passate le elezioni?

La mia esperienza politica non è mai stata subordinata alla conquista di questa o quella carica: che io sia eletto oppure no, continuerò certamente a impegnarmi e partecipare alla vita politica del mio paese.

I sondaggi danno il PD in posizione molto difficile, secondo te "si può fare" veramente? E quali sono i punti fondamentali tramite cui il PD può riuscire a convincere gli indecisi, o chi pensa di votare per il centro o la Sinistra Arcobaleno?

Certo che si può fare! Io credo il PD rappresenti un’occasione storica per il paese: quella di passare da un quadro politico confuso e litigioso, nel quale nessuno è mai responsabile di nulla, ad un rapporto cittadino-governo assai più chiaro, con un programma semplice e non negoziato da una miriade di gruppi, con la possibilità di avere finalmente una democrazia adulta e che decide, presentandosi alla fine del quinquennio nuda e senza alibi davanti all’elettorato, con la sola forza dei propri risultati. Questo cambiamento di metodo epocale farebbe dell’Italia un paese più vicino al resto di Europa. Che mi risulti, la sinistra radicale ha dovuto passare settimane a decidere se chiamarsi “Sinistra Arcobaleno” senz’articolo o “La Sinistra e l’Arcobaleno”, con l’articolo. Non credo che l’Italia possa permettersi di continuare ad essere governata così dopo quindici anni di litigiosità e di disastri che ne sono derivati.



Tu sei candidato in Lombardia. Il Nord negli ultimi anni è un punto debole a livello elettorale per il centro-sinistra. Secondo te come si può invertire la tendenza?

Diventando una sinistra che unisce e che non divide, una sinistra che comprende che in un paese in cui lavoratori ed imprenditori sono contrapposti l’uno all’altro non crescono né le imprese né il lavoro né, alla fine, il sistema-paese. Diventando una sinistra meritocratica e non assistenziale, che promuove i meritevoli e protegge i deboli ma senza fare confusione tra i due. Diventando una sinistra che capisce che l’equità fiscale consiste anche nel rispetto del contribuente che vuole vedere i propri soldi spesi in modo trasparente e senza sprechi, con un livello di servizi coerente con la pressione fiscale, che deve essere in ogni caso ridotta così come deve essere ridotta e resa efficiente la spesa pubblica.



Nel caso in cui venissi eletto, ci puoi dire tre proposte di legge che appoggeresti e proporresti una volta in Parlamento?


Primo: promuovere il valore del merito. Quindi proporrei l'abolizione degli ordini professionali, per garantire l'accesso alle professioni senza assurde barriere d'ingresso, e l'abolizione del valore legale del titolo di studio, per sradicare la cultura del "pezzo di carta", favorire la competizione tra le università e combattere il baronato.Secondo: promuovere i diritti e l'uguaglianza dei cittadini. Quindi una legge contro la violenza sulle donne e sulla parità di genere e una legge sull'estensione della possibilità di unirsi in matrimonio per tutte le coppie di maggiorenni non consanguinei che lo desiderino. Terzo: promuovere la trasparenza dei mercati e la libertà d’informazione. Quindi una legge che dia indipendenza vera alla RAI dal potere politico, una seria legge antitrust e una legge che tuteli le minoranze nelle società per azioni.

Grazie mille per la disponibilità e in bocca al lupo per la campagna elettorale.

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