Italia-Germania, il #derbydellospread tra difesa e rigore


La Germania dice "gli strumenti di difesa già ci sono", e si prepara a fronteggiare l'attacco dell'Italia. Gli italiani guardano con fiducia al rigore e pensano di poter piegare la resistenza tedesca e andare così avanti nel loro cammino europeo. Stiamo parlando di calcio o di politica internazionale? In questi giorni non è facile capirlo, vista la fortuita coincidenza tra il Consiglio europeo e la semifinale di Euro 2012: in entrambi i casi Italia e Germania si affronteranno a viso aperto e un pareggio non è un risultato accettabile.

Ovvio, il verdetto del campo sarà sicuramente più immediato e chiaro di quello di Bruxelles, per il quale bisognerà aspettare quantomeno l'apertura dei mercati di lunedì mattina, e chissà se comunque ci sarà un vincitore conclamato. Quel che è certo è che la duplice sfida calcio-politica ha scatenato la corsa al parallelismo tra quello che succede in Europa e quello che succede agli Europei, come già accaduto per la sfida tra Germania e Grecia, che ad Atene si è vissuta con un'enfasi che andava molto al di là del normale entusiasmo per un quarto di finale continentale. Anche in Germania la buttano in politica, e non avendo spunti per prendersela con Monti, l'attenzione torna su Berlusconi: Cassano viene preso in giro perché ha avuto 600 donne e, non a caso, gioca nella squadra del Cavaliere.

Altro parallelismo: l'Italia è un outsider. Lo è in Europa perché ci presentiamo al tavolo delle trattative forti degli impegni presi da Monti, ma con una stima nei confronti del nostro sistema paese ai minimi storici, e la fama internazionale di Monti è l'unica cosa che ci permette di trattare da pari a pari con Germania e Francia. Ma è così anche agli Europei, dove la Nazionale italiana ha cominciato il suo cammino con difficoltà e solo in seguito ha ingranato la giusta marcia e, grazie a Prandelli, si è scrollata di dosso l'immagine di squadra catenacciara e difensivista che ci portiamo dietro da decenni. E, a proposito, il ct Prandelli è sulla copertina di GQ di giugno con il titolo "Sono il Monti del calcio e conquisterò l'Europa".

Ma più che a Prandelli, Monti viene accostato ai centravanti incaricati di bucare la tenace difesa tedesca, proprio come il premier è chiamato a superare la barriera innalzata dalla Merkel per proteggersi dagli eurobond e dalle altre proposte del resto d'Europa per salvare gli stati in difficoltà. E il paragone più gettonato per Mario Monti, per virtù onomastica, è quello con Mario Balotelli (l'ultimo in ordine di tempo è stato oggi Alfano), anche se è difficile pensare a due personalità più distanti: freddo e metodico l'uno, passionale e sregolato l'altro. E forse per questo Pierluigi Bersani ha preferito accostare il premier italiano ad Andrea Pirlo, cervello del centrocampo italiano e specialista nel rigore.

Foto | © TM News

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