Legge elettorale, Roberto Giachetti in sciopero della fame: "Abolire il Porcellum"

Il deputato del PD e vicepresidente della Camera riprende la battaglia nonviolenta interrotta per le promesse non mantenute

Aggiornamento 18:00 - Domani sarà il giorno del Porcellum al Senato: all'ordine del giorno della commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama è stata inserita proprio la discussione in merito alla legge elettorale. Secondo quanto riferito dall'Ansa i relatori potrebbero proporre uno schema in pillole concernente le questioni della riforma sulle quali c'è condivisione per iniziare a predisporre un testo che andrà condiviso a larga maggioranza.

Il deputato del PD Roberto Giachetti, attuale vicepresidente della Camera, ha ripreso la sua iniziativa nonviolenta di sciopero della fame per far pressione sul Parlamento affinchè si cominci a parlare di riforma della legge elettorale.

E' il terzo sciopero della fame che il deputato fa contro il Porcellum, il primo di 35 giorni ed il secondo di ben 123: la scorsa settimana il deputato era stato al centro di una puntigliosa polemica con il primo ministro Letta (Giachetti dava ragione a Grillo, che accusava il primo ministro di essere stato "bugiardo", intervistato da Fazio, proprio sul tema della riforma della legge elettorale): tra "merito" e "metodo" Giachetti si era visto "rimproverato" da Letta, che motivava il voto contrario del PD alla "mozione Giachetti" di fine maggio come propedeutico ad una grande riforma elettorale.

Quest'oggi il deputato ex radicale è tornato all'attacco:

"Ho ripreso da ieri sera lo sciopero della fame: il mio sciopero durerà fino a che in Senato venga fatta la loro legge elettorale. [...] siamo esattamente nella stessa situazione di un anno fa, con dichiarazioni continue e roboanti, che sollecitano aspettative che di fatto vengono disattese. Io le ho tentate tutte sul piano parlamentare, ma le mie iniziative sono risultate inefficaci."

Annunciando, per il 31 ottobre prossimo, il No Porcellum Day, Giachetti non ha perso occasione per piccare il suo stesso partito, va sottolineato non a torto, motivandolo a ritrovare il bandolo della matassa delle promesse elettorali mai mantenute (nemmeno per sbaglio): prendendo atto della posizione del PDL, che di fatto non è intenzionata a cambiar legge elettorale (un po' per comodità partitica un po' perchè quella legge è stata scritta durante il governo Berlusconi da un leghista), e del totale immobilismo del PD Giachetti lancia il suo guanto di sfida nonviolento, chiedendo una decisione, ed una soluzione, politica al problema.

Leggendo una lunga serie di dichiarazioni uguali e contrarie di molti esponenti e dirigenti del PD (riguardanti l'ormai rinomata "clausola di salvaguardia") Giachetti ha messo a nudo le contraddizioni interne al partito.

L'iniziativa di Giachetti mira a far pressione su Governo e Parlamento semplicemente per ottemperare agli impegni presi, da tutti, in campagna elettorale e nei difficili mesi di governo, ma anche a far scrollare il PD dal torpore silente post-elettorale: affidatisi in toto al Primo Ministro Letta, i democratici paiono incapaci di reagire con proposte programmatiche per una nuova legge elettorale.

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