Monti a "testa alta" dopo Bruxelles. Berlusconi, buon viso a cattiva sorte.

Dopo il vertice di Bruxelles, Mario Monti esce a testa alta, portando in Italia uno spiraglio di nuova speranza per uscire dal tunnel.

Chi puntava sulla disgregazione dell’Europa è stato sconfitto. In Italia è Silvio Berlusconi a mandare giù un nuovo rospo.

Il Cav voleva cancellare l’euro e tornare alla vecchia lira; il Cav voleva fare saltare il banco e tornare alle urne in autunno.

Questa linea irresponsabile è saltata, costringendo l’ex premier all’ennesimo passo indietro e all’ennesima giravolta, diventando ora lui stesso paladino pro-Monti.

In effetti, il premier Monti ne esce ingigantito, in una dimensione di leadership europea. Ciò grazie anche al sostegno (non solo istituzionale) del presidente della Repubblica Napolitano. Tutto bene, dunque?

Sul tappeto restano i macigni della crisi economica e politica. Ma Monti, spazzato via il cappio delle elezioni anticipate, adesso ha davanti qualche mese di lavoro, per fare davvero quelle riforme strutturali più volte promesse.

Ciò rafforza premier e governo (se i ministri la smettono con le dichiarazioni estemporanee) e rafforza anche chi, come Bersani (e anche Casini) tengono diritta la barra della coerenza, puntando ad arginare la crisi e a tracciare le basi della ricostruzione del Paese, non solo economica ma anche morale.

Servono segnali concreti e precisi per ricostruire quella fiducia (nei partiti e nelle istituzioni) che gli italiani non hanno più. Senza quella fiducia ogni sforzo resta vano e il Paese va a picco.

Monti, premier “tecnico”, ne è consapevole. E i partiti? Per Bersani, Alfano, Casini e compagnia cantante è l’ultima occasione.

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