Ore 12 - L'arresto di Del Turco scuote il Palazzo. Per chi suona la campana?

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Brutta, bruttissima “storia” questa dell’arresto da parte della GDF (ma c’era davvero pericolo di fuga, reiterazione del reato o inquinamento delle prove?) del presidente della Regione Abruzzo Ottaviano Del Turco, politico di lungo corso, membro del Comitato nazionale del Partito democratico, già segretario generale aggiunto della Cgil come vice di Luciano Lama, segretario nazionale del Psi (1993), deputato e senatore, presidente della Commissione Antimafia con Giorgio Napolitano al Viminale, nonché ministro delle Finanze nel secondo governo Amato (2000).

Le accuse sono gravissime (tangenti per sei milioni, associazione per delinquere, corruzione, truffa aggravata, falsi, abusi d’ufficio ed altro) e coinvolgono Del Turco (e altre 34 persone fra cui numerosi assessori, ex assessori e funzionari) nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità condotta dalla procura della Repubblica di Pescara.

Ovvio che queste accuse andranno provate. La giustizia deve fare il suo corso, senza forzature, pressioni o distinzioni. Per cui qui scriviamo di ipotesi di reato, di presunta corruzione e presunte concussioni ecc. Vedremo. Non che sarà insignificante il verdetto finale dei giudici. Tutt’altro.

Ma qui conta una prima valutazione e un primo giudizio politico. Un dato emerge su tutti e va al di là delle singole persone coinvolte in questa e in altre inchieste. In Italia, ovunque, c’è commistione fra politica e affari. La sanità è un pozzo senza fine che succhia risorse ingentissime pagate dai cittadini. Ma non sta lì, o solo lì, il cancro da estirpare.

Il cancro sta alla radice: la politica non produce solo strategie, non dà solo linee generali, indicazioni, ma di fatto gestisce la cosa pubblica. E si sporca le mani. Lo ripetiamo: nessuno è colpevole prima del giudizio finale emesso dai tribunali. E non è giusto fare di tutta un’erba un fascio. Ci sono amministratori pubblici corretti, onesti ed efficienti.

Ma è fuori dubbio che la politica è malata. I partiti (tutti) sono potenti strumenti di potere fuori da ogni controllo democratico e da ogni regola, operano come soggetti separati e fanno e disfano come vogliono.

Sono troppi, di tutti i colori, a predicare bene e a razzolare male: la casta è un bubbone che succhia nel corpo del paese e lo fa marcire. Non è vero che è sempre stato così. Da qui la perdita di credibilità della politica, l’allontanamento dei cittadini, la perdita di fiducia, lo smarrimento. Non è tempo per moralisti e puritani.

L’arresto di Del Turco scuote il Palazzo. Avanti il prossimo. Per chi suona la campana? Oramai niente è da escludere. Nemmeno che qualcuno già parli del solito accanimento politico contro politici da parte di Pm politicizzati. Stavolta tocca a uno del Pd. Non capita spesso, almeno di un esponente di questo livello.

Qualcuno ipotizza persino una resa dei conti “interna” al partito di Veltroni, con Del Turco “scaricato” e fatto cadere nella trappola. Fantapolitica? Altri parlano di “segnale” della magistratura al Pd. Altri ancora dell’esigenza dei magistrati di dare il classico colpo al cerchio e uno alla botte. Forse sono solo fantasie, illazioni fuori dalla realtà.

Che resta quella che è. Con un presidente di regione, un leader del più forte partito d’opposizione, in manette, incarcerato. Proprio mentre maggioranza e opposizione hanno rotto il dialogo sul nodo della “giustizia” e su questo Berlusconi e Veltroni sono tornati alla baionetta.

E intanto la barca va. Dove va, nessuno può dirlo.

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