Monti licenzia 10 mila statali. E Camusso dice "bravo!" al premier ...

Il governo Monti vuole mandare a casa, tra pensionamenti e mobilità, 10 mila statali.

E di solito, con questo Esecutivo di “tecnici”, si passa presto dalle parole ai fatti. Almeno quando si tratta di colpire i lavoratori a reddito fisso e i pensionati. Monti, almeno su questo versante, fa quello che Berlusconi voleva fare ma non ha fatto.

E i sindacati, forse per una unità tenuta col cerotto, non sanno che pisci pigliare: solo qualche slogan che non va oltre il classico “no!”.

Anche stavolta issano il cartello con la vernice screpolata: “No ai tagli!”, anche se rivendicano, a dirla tutta, una “vera” riorganizzazione della pubblica amministrazione che però – parole del leader della Cisl Raffaele Bonanni “dia prospettive e dignità al lavoro pubblico e garanzia dei servizi ai cittadini”.

In caso contrario, forti scioperi e ampie mobilitazioni. Martedì ci sarà il tavolo con il governo sulla spending review e la riduzione della pianta organica nella Pa, oltre agli interventi sulla Sanità, sarà una patata bollente.

Il governo martella dove può e dove è più facile. Così facendo, equità e rilancio restano slogan. Non c’è (ancora) traccia di una vera riforma strutturale e questo incide negativamente nel confronto con i sindacati e nel pessimo clima che si respira nel Paese.

Adesso Susanna Camusso, leader della Cgil, dopo le bordate del passato, riconosce il buon lavoro realizzato dal presidente del Consiglio al vertice europeo, anche se esprime preoccupazione per le condizioni economiche e sociali del Paese e sollecita il governo a una vera svolta per lo sviluppo.

Il “Bravo Monti!” della Camusso sembra viziato da considerazioni politiche, arrivando proprio nel momento in cui l’asse Casini-Bersani (sponsor di Monti) apre una prospettiva post 2013 di certo interessante per la triplice, specie per la Cgil.

I partiti (tutti) fin ora sono stati alla finestra, disimpegnati, lasciando che Monti togliesse le castagne dal fuoco, con i soliti noti tartassati messi fra l'incudine e il martello.

Al governo serve respiro per agire e far girare il volano della ripresa. Monti non può pensare che siano i sindacati a spianargli la strada.

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