Quale alleanza conviene al Pd?

L'unica certezza è che nel 2013 il centro-sinistra ha tutte le possibilità di vincere le elezioni. Montezemolo è più o meno scomparso dopo i deludenti sondaggi che gli sono arrivati sulla scrivania, il Pdl è in disfacimento, la Lega in ricostruzione, Fini e Fli in seria difficoltà. L'unico che può, teoricamente, avere la forza di porsi come competitor è quell'Udc il cui leader ha fatto esplicitamente capire che vuole allearsi con i democratici. Ok, tutto questo ricorda il precedente della "gioiosa macchina da guerra" di Occhetto che venne asfaltata dal primo Berlusconi. L'idea però è che il centro-sinistra e Pierluigi Bersani abbiano imparato dagli errori (sicuri?). Se così sarà lo si capirà soprattutto dalle alleanze, e al momento i possibili incastri elettorali sono tre.

Il primo è quello che vede il Partito democratico diventare iper-montiano e fare comunella con l'Udc di Casini (ma a quel punto si potrebbe senza problemi imbarcare anche Fli). Magari candidando come premier Monti e creando così una sorta di molto centro-poca sinistra che farebbe la gioia degli ex Margherita. Ma probabilmente solo degli ex Margherita, visto che secondo il sondaggio condotto per Il Retroscena questa alleanza piace al 23% degli elettori del Partito democratico. Un po' pochini, soprattutto se, come ipotizza Il Giornale (in questo articolo in pdf), la reazione dell'escluso Vendola sarebbe di formare una sorta di Syriza all'italiana con Idv, Fiom e i sindaci di sinistra tipo Pisapia, De Magistris, Doria. Uno scenario da incubo per il Pd, che pagherebbe cara la scelta di annacquare la sua vocazione di partito di sinistra soprattutto tra elettorato più giovane.

L'alternativa c'è ed è presto detta: imbarcare anche Sel e Vendola nell'alleanza con l'Udc rinunciando a candidare un Monti a quel punto non più proponibile. Il 46% degli elettori del Pd si dice favorevole a una soluzione di questo genere. Che ha il pregio di rendere probabile una vittoria elettorale, ma il "solito" difetto del centro-sinistra: e poi come si governa? Su cosa vanno d'accordo Udc e Sel? Dalla politica economica, ai diritti civili, alla visione della società non c'è nulla che accomuni questi due partiti. Se l'alleanza andasse in porto assisteremmo alla solita manfrina del "seguiremo il programma", "non ci saranno problemi perché è tutto sul programma". Già sentito, già visto, con i risultati che conosciamo: governo pressoché immobile a causa dei veti incrociati di partiti che hanno idee troppo diverse. Ma il fatto che l'elettorato del Pd apprezzi la soluzione fa pensare che ci sia fiducia nella capacità dei leader di questi partiti di trovare davvero un terreno comune.

La terza ipotesi è quella ormai obsoleta della Foto di Vasto: Pd, Sel e Idv nella coalizione più naturale che ci sia. Un grande partito della sinistra moderata assieme a due partiti più piccoli e più radicali, ma che un terreno comune ce l'hanno nel dna. Che questa sia la soluzione più naturale lo dimostra il fatto che viene apprezzata dal 31% degli elettori del Pd, nonostante sia stata ormai affossata e rilanciata tante di quelle volte che il tutto è venuto un po' a nausea. Una soluzione che non garantisce la vittoria, perché spingerebbe inevitabilmente l'Udc tra le braccia del Pdl, ma che darebbe un segnale chiaro su qual è l'identità del Pd e che tipo di politica (alla Hollande) si intende seguire per uscire dalla crisi. Aspetto non secondario, salverebbe le primarie: i tre leader, più "infiltrati" alla Renzi, si candidano e vinca il migliore. Già, le primarie sono la grande incognita in tutto ciò: se sono d'area, bisogna prima scegliere l'area. Ma se poi vince un candidato a cui "l'area" prestabilita non va bene, che succede?

Foto | © TM News

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