Giorni decisivi per la spending review, ecco le misure in discussione

Spending review
Finalmente è arrivata la settimana decisiva per la spending review. Dopo l'arrivo del supertecnico Enrico Bondi e i ritardi sulla tabella di marcia, oggi il governo dovrà decidere l'entità dell'operazione, per discuterla nei prossimi giorni con le parti sociali e arrivare entro l'inizio della prossima settimana a un decreto legge. Ma il percorso è ancora accidentato, non solo per via delle parti sociali che annunciano battaglia, ma anche per l'opposizione dei partiti che vogliono essere consultati e dei ministeri che non gradiscono i tagli.

Si era partiti con l'idea di risparmiare 4,2 miliardi di euro, quanto bastava per evitare l'aumento dell'Iva in autunno. Adesso però si cerca di far arrivare i tagli almeno a 6 miliardi e più, per trovare anche risorse per la ricostruzione in Emilia e per gli esodati. Ecco le voci di spesa da cui dovrebbe arrivare il risparmio.

Pubblico impiego. I tagli messi in piedi da Bondi rappresentano la parte più imponente dell'operazione, e riguardano risparmi sugli acquisti di beni e servizi, ma anche tagli al personale pubblico: si parla di un taglio del 10% del personale di ministeri e amministrazioni. I lavoratori in esubero saranno messi in mobilità o in pensione anticipata se matureranno i vecchi requisiti (pre-riforma Fornero) entro il 2014, con liquidazione posticipata. Si parla anche di tagli ai buoni pasto e di decurtazioni del 10% per sindacati e patronati. Al contrario, è stato per ora archiviato il tetto alle pensioni d'oro.

Sanità e Difesa. I ministeri che dovrebbero contribuire di più in fatto di tagli sono quello della Salute e quello della Difesa. Il primo ha già preventivato un miliardo di risparmio, ottenuto con varie misure come l'accorpamento di 11mila strutture sanitarie nelle Regioni con i conti in rosso e tagli agli sprechi, ma Bondi chiede di più soprattutto in fatto di efficienza. Stesso discorso per il ministero della Difesa, con il ministro Di Paola che è dato tra i più riottosi a contribuire ai tagli.

Province. L'idea è quella di passare dalle attuali 109 province ad almeno la metà: come farlo è il problema. Bisogna decidere se il numero minimo di abitanti dovrà essere 350.000, 450.000 o 500.000: il governo vorrebbe scendere a una 40ina di enti, le Province hanno presentato una controproposta per arrivare a 60.

Ma l'Iva aumenta o no? Questa è la domanda che si fanno tutti, e nessuno sembra avere una risposta. Nelle scorse settimane, il sottosegretario Polillo dava per certo l'aumento dal 21 al 23%, pochi giorni fa Antonio Catricalà lo dava per probabile ma con qualche mese di rinvio, l'ipotesi che oggi pare più accreditata è che si passi dal 21 al 22% dal prossimo gennaio. Ma tutto dipende da come andrà la spending review.

Foto | © TM News

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