Paolo Becchi sul blog di Grillo: "Impeachment a Napolitano"

La sconfitta delle larghe intese passa tramite il Capo dello Stato: "Costringere Napolitano alle dimissioni"

Il professore ordinario di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Genova Paolo Becchi, definito dai più "ideologo del M5s", definizione respinta al mittente da tutto l'ambiente pentastellato (Becchi incluso), in un intervento a sua firma pubblicato questa mattina sul blog di Beppe Grillo ha chiesto, o meglio auspicato, una procedura di impeachment per il Capo dello Stato Giorgio Napolitano.

E' in particolare il messaggio del Presidente alle Camere, inviato e letto martedì mattina in Senato, al centro delle attenzioni di Becchi che, pur non negando le drammatiche condizioni delle carceri, parla di un atto grave da parte del Quirinale, che avrebbe gravi ripercussioni sul piano politico:

"Nessuno mette in dubbio che la «condizione delle carceri» in questo Paese sia degradante, infamante. Né che un immediato intervento sulla «drammatica» situazione carceraria costituisca un imperativo giuridico e morale. Pure, è innegabile che l’effetto politico dei provvedimenti auspicati non sarebbe che uno: salvare il Caimano. Un conto, infatti, sono le retoriche e le ideologie (umanitarismo, diritti, condizione degli stranieri, etc.) che servono a giustificare la concessione di amnistia e indulto; un altro, sono le conseguenze politiche che da questi provvedimenti derivano."

Una posizione, quella di Becchi, che incarna e confeziona in semplici parole e in chiari messaggi quanto emerso dalla pancia pentastellata nei giorni scorsi, che ha visto montare verticalmente una forte indignazione per la richiesta di Napolitano nei minuti immediatamente successivi alla lettura del messaggio. La posizione di Becchi, che pubblicata sul blog di Grillo equivale alla posizione del M5s, o almeno del suo zoccolo duro al vertice, non tiene conto nè delle dichiarazioni del ministro Cancellieri nè tantomeno delle indicazioni europee in materia di sovraffollamento carcerario.

Riportando, in modo sbagliato perchè il Presidente della Repubblica non ha mai pronunciato le parole "come i grillini" (seppur riferendosi chiaramente a loro, ed ai parlamentari leghisti), la dura reprimenda dello stesso Napolitano di fronte alle reazioni di chiusura dei rappresentati istituzionali del Movimento, Becchi parla di faziosità del Presidente, che dimenticherebbe il "piano carceri" (tre pagine) elaborato dal M5s e presentato alla sua stessa segreteria. Sulla lite in essere tra Napolitano e il Movimento, ponendola come questione centrale a dimostrazione dell'imparzialità del Quirinale, effettuando un parallelismo tra le recenti polemiche M5s-Napolitano ed il "caso Cossiga" dei primi anni '90.

Becchi addita a Napolitano la responsabilità delle "larghe intese", che avrebbero condotto ad un "governo diretto dal Presidente", che farebbe il bello ed il cattivo tempo nelle alte istituzioni italiane:

"Dimissioni, esternazioni, poteri di nomina: sono tutte prerogative del Capo dello Stato, certamente. Eppure esse si giustificano solo quando vengono adottate in conformità ai compiti ed ai poteri che la Costituzione attribuisce al Capo dello Stato. Esse non possono, invece, essere utilizzate dal Presidente per scopi politici estranei alle sue prerogative ed ai suoi poteri. Il Capo dello Stato – potere “neutro”, garante super parte della Costituzione – non può servirsi delle proprie prerogative per determinare la politica del Paese, incidere sulla formazione del Governo, impedire lo scioglimento delle Camere."

Una posizione furba, di comodo quasi, quella adottata da Becchi, che sembra ignorare (o meglio, sublimare) quell'articolo 87 della Costituzione, che determina chiaramente i poteri del Capo dello Stato. Insomma, tra le accuse al M5s, le inadempienze, gli otto anni passati a "firmare qualsiasi cosa" e le recenti polemiche aperte con i pentastellati, l'unica soluzione di ripristino democratico in Italia è rappresentata dalle dimissioni del Presidente della Repubblica:

"Costringere Napolitano alle dimissioni – se pure tecnicamente ritarderebbe i tempi per nuove elezioni – rappresenterebbe un atto politico fondamentale: significherebbe la sconfitta delle larghe intese PDL – PD-L, della farsa che ha visto, come ha ricordato Grillo, «l’entusiasmo e il sorriso di Berlusconi, i suoi applausi felici alla nomina di Napolitano alla Camera». E poi la messa in stato d’accusa avrebbe un valore simbolico e politico ben più alto di quello di un semplice procedimento “giudiziario”."

L'accusa a Napolitano di aver violato il dettato costituzionale, la richiesta di impeachment, l'accusa di aver snaturato le sue funzioni di Presidente interferendo con la vita politica del paese, sono storicamente alla base dei "cattivi rapporti" tra M5s e Quirinale, che dovrà rispondere necessariamente ad una lettera tanto piccata quanto precisa.

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