Carceri, sul sovraffollamento l'aut-aut della Corte Costituzionale

La Corte boccia la sentenza additiva sull'articolo 147: "Non è di nostra competenza". Ma sul sovraffollamento nelle carceri lancia un monito alla politica

Giusto martedì scorso vi preannunciavamo la seduta della Corte Costituzionale del 9 ottobre, che si sarebbe dovuta pronunciare sull'aggiunta all’art. 147 del Codice Penale del sovraffollamento carcerario tra le cause che permettano di far slittare l’esecuzione della pena.

La richiesta, avanzata dal Tribunale di sorveglianza di Venezia e da quello di Milano, è stata respinta: la Corte, secondo i ricorrenti, avrebbe dovuto emettere una sentenza additiva per includere il sovraffollamento tra quei fattori discriminanti atti a sospendere provvisoriamente l'esecuzione della pena in carcere, proprio in virtù dell'invivibilità delle patrie galere.

Incassato il "niet" della Corte, notizia passata silente tra il rumore di fondo della polemica politica sui provvedimenti di amnistia e indulto proposti dal Capo dello Stato, è stato utile approfondire la motivazione addotta dalla Corte nel suo diniego.

I virgolettati sono stati riportati da Valter Vecellio su Notizie Radicali e mostrano un'indicazione netta, forse persino più netta di quella contenuta nel messaggio alle Camere del Capo dello Stato:

“La Corte ritiene di non potersi sostituire al legislatore essendo possibili una pluralità di soluzioni al grave problema sollevato dai rimettenti, cui lo stesso legislatore dovrà porre rimedio nel più breve tempo possibile.”

ha scritto nella sentenza, ritenendo inammissibili le questioni di legittimità costituzionale sollevate sull'articolo 147. Come si risolve allora il sovraffollamento carcerario?

La Corte un'indicazione, netta, la concede, ponendo la questione in termini interlocutori:

"Nel caso di inerzia legislativa si riserva, in un eventuale successivo procedimento, di adottare le necessarie decisioni dirette a far cessare l'esecuzione della pena in condizioni contrarie al senso di umanità."

Tradotto significa: se non ci pensa il Parlamento, troppo occupato a polemizzare sul nulla, dovremo pensarci noi. Un avvertimento in pieno diritto costituzionale che costituisce un precedente, assieme al messaggio di Napolitano alle Camere, che la politica non potrà non prendere in considerazione, anche in virtù del rispetto istituzionale dovuto alle alte sfere del potere giudiziario.

La materia non è certamente semplice: riusciranno i parlamentari a venirne a capo?

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