Spending Review 2012 - I provvedimenti sugli statali

Spending review stately
Sono il pubblico impiego e la Sanità i settori in cui la scure della spending review del governo Monti inciderà più fortemente, tra le proteste dei sindacati e il plauso, una volta tanto, di Libero e del Giornale che invitano il premier ad andarci giù duro. E a quanto pare, oltre all'abolizione delle province, il supertecnico Enrico Bondi è andato proprio in questa direzione, trovando nel pubblico impiego e nella pubblica amministrazione la fonte di sprechi da eliminare. Quindi tagli alle spese, ma anche sfoltimento degli organici, stipendi bloccati, meno buoni pasto e ferie coatte. Ecco i principali provvedimenti, anche se il decreto è ancora in fase di stesura.

Blocco degli stipendi e delle assunzioni. Fino al dicembre 2014, lo stipendio dei dipendenti delle società pubbliche non potrà superare quello del dicembre 2011, inoltre nello stesso triennio le "facoltà assunzionali" della PA verranno ridotte del 20%. La riduzione passerà al 50% tra il 2015 e il 2016 per arrivare al 100% dopo il 2016. Fino al 2015 sono infine bloccati i concorsi pubblici per l'accesso alla prima fascia dirigenziale. Per gli statali, dal primo ottobre prossimo i buoni pasto non potranno superare i 7 euro

Ferie obbligatorie e meno permessi. Qui la scure del governo va a colpire alcuni dei modi più comuni con cui i dipendenti pubblici cercano di arrotondare lo stipendio, il riscatto di ferie non godute e gli straordinari nei giorni festivi. Per questo gli uffici pubblici saranno obbligatoriamente chiusi (e i dipendenti in ferie coatta) nella settimana di Ferragosto e tra Natale e Capodanno, e i dipendenti non potranno più monetizzare ferie e permessi non goduti (tra l'altro i permessi sindacali sono ridotti del 10%) e i dirigenti saranno ritenuti responsabili e sottoposti ad azioni disciplinari.

Riduzione dell'organico. Una buona notizia per gli statali che si erano visti sfilare la pensione dalla riforma Fornero: chi entro dicembre 2013 avrà maturato i requisiti con le vecchie regole potrà andare in pensione, anzi dovrà andarci se rientra nei dipendenti "in eccedenza". Si tratta in pratica di due anni di pensione "regalata" (ma con liquidazione posticipata) che però non piace ugualmente ai sindacati, che parlano di disparità e divisioni.

Foto | ©TMNews

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