Lampedusa, niente funerali per i 363 morti dell'Isola dei Conigli: né di Stato né di paese

I 363 migranti morti nel naufragio del 3 ottobre finiscono sottoterra: disattese le promesse del governo

L'Italia ultimamente sembra avere qualche problema con i funerali: se il mancato mantenimento degli impegni fa parte di una congenita patologia tutta italiana, il rispetto dei morti è tutt'altra cosa, andrebbe onorato senza vacuità; questo sembra non valere per i 363 morti del naufragio di Lampedusa, per i quali il premier Enrico Letta ha promesso, il 9 ottobre scorso, i funerali di Stato ma che, proprio in queste ore, stanno venendo tumulati senza alcuna cerimonia.

Una promessa solenne, quella di Letta: non solo per la gravità del fatto in quanto tale, non solo per la portata emotiva del gesto, ma anche perchè assunta in pompa magna davanti all'Europa (durante la visita del Presidente della Commissione Ue Manuel Barroso a Lampedusa) e al mondo; una promessa sulla quale, ieri, è scivolato anche il ministro Cecile Kyenge sulla poltrona di Che Tempo Che Fa.

Secondo il sindaco lampedusano Giusi Nicolini le cose non stanno così:


Ieri, ha spiegato Nicolini, 8 salme sono state mandate a Caltanissetta e 25 a Mazzarino: anche il Comune di Santo Stefano di Camastra (Me) si sta attivando per "l'adozione" di una salma, così come altre amministrazioni locali siciliane. Nessun funerale, ben che meno di Stato: dimenticati ancor prima di essere sepolti, come da dimenticati hanno vissuto le ultime ore della loro esistenza, in mezzo ad un mare che migliaia di anni fa odorava di cultura ed oggi puzza di morte.

"Se lo avessimo saputo i funerali li avremmo fatti noi!"

ha detto oggi il sindaco Giusi Nicolini.

Stesso discorso non è valso, per fortuna, per i 13 morti del naufragio del 30 settembre a Sampieri, in provincia di Ragusa, per i quali ieri sono stati celebrati i funerali: 13 casse coperte da un drappo rosso nel piazzale antistante al cimitero della cittadina, al cui saluto hanno partecipato anche diversi parenti provenienti da vari paesi d'Europa. I funerali sono stati officiati dal vicario di Scicli, don Ignazio La China, e dal prete cattolico eritreo, Keflemariam Asghedem.

I morti di Lampedusa, allo Stato attuale, non servono più: non servono più per chiedere aiuto all'Europa (l'operazione Mare Nostrum è iniziata e gli unici voli da e per Lampedusa sono tornati ad essere quelli ordinari), non servono più per inanellare polemiche politiche di dubbio gusto, non servono più per proposte di legge che lasciano il tempo che trovano, occupando poche ore della campagna elettorale permanente. Non servono perchè il governo amministra e non promette, non servono perchè di salme senza nome e senza documenti il Mediterraneo è pieno ed il pallottoliere si è oramai consumato, non servono perchè il problema è differente: "le competenze", che in Italia non si capisce mai a chi spettino (in questo caso al Ministero dell'Interno, fino a prova contraria).

Non servono più i morti di Lampedusa: servivano a mostrare il volto umano di un Paese, l'Italia, accogliente nonostante le difficoltà. Finito il circo, le luci si sono spente e le promesse hanno continuato a rivelarsi per quello che sono: gusci vuoti.

"Chi lotta contro i mostri deve fare attenzione a non diventare lui stesso un mostro. E se tu riguarderai a lungo in un abisso, anche l'abisso vorrà guardare dentro di te." F. Nietsche

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