Spending review 2012: slitta il taglio delle province

Se la politica si fa del male da sola: quando il supercommissario sforbiciatore Enrico Bondi ha iniziato a parlare di taglio alle province si era subito pensato alla terza fase della spending review, quella prevista per agosto o al massimo settembre. Tutto ok, quindi. Già sembrava un miracolo che qualcuno avesse il coraggio di tirare nuovamente in ballo un argomento che ha fatto fare pessime figure a più di un navigato politico. Forse dalle parti del governo Monti qualcuno si è fatto prendere dall'entusiasmo e si è lanciato: "Anticiperemo le misure per il taglio delle province alla prima fase della spending rewiev". Sì, come no.

Passa solo un giorno, la spending review è in rampa di lancio, ma le province sono ancora lì al loro posto. E non ci sarebbe stato nulla di strano, se non fosse stata ventilata la possibilità di anticipare il provvedimento. Ma tant'è, il taglio dei 61 enti che andavano soppressi, inclusi i 10 capoluoghi sostituiti con altrettante città metropolitane, è rimandato ad agosto (o direttamente dopo la pausa estiva) assieme alla sforbiciata del 20% agli enti pubblici e il riordino delle funzioni per i Comuni con meno di 5 mila abitanti.

Poco male. La cosa più importante è che un provvedimento sacrosanto - in mezzo a tagli ben più dolorosi come quelli per l'istruzione e la sanità - non salti e che il Governo non si faccia intimidire dalle parole dell'Upi (Unione province italiane): "Esprimiamo e manifestiamo contrarietà alla paventata ipotesi di cancellazione degli enti intermedi rappresentando tale ipotesi una grave lesione alla democrazia ed alla identità culturale delle comunità".

Da quant'è che si parla di soppressione o almeno riduzione delle province? Almento quattro anni. Il 30 marzo 2008, in piena campagna elettorale, Silvio Berlusconi disse che avrebbe cancellato le province, sollevando urla di gaudio e facendosi rincorrere da tutti gli avversari: "Le cancelliamo anche noi!". Sono passato più o meno 1.500 giorni e le province, a torto o ragione, sono diventate il simbolo degli sprechi nel Belpaese che tutti vogliono cancellare, ma solo a parole. E infatti sono ancora lì.

Foto | ©TMNews

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