Berlusconi candidato premier: con o senza il ... "berlusconismo"?

I “liberi servi” berlusconiani non credono ai loro occhi nell’assistere al nuovo allestimento dell’ultimo atto della farsa della (ri)discesa in campo del Cav. Più vecchio, più acciaccato, più isolato ma anche – dicono - più accorto e più forte, forgiato dalle lezioni (e dalle sconfitte) con la perdita di Palazzo Chigi e il disfacimento del Pdl e della alleanza con la Lega.

Insomma, antichi e nuovi “amici” spingono il Cav a buttarsi di nuovo, ridefinendo il berlusconismo del dopo Monti. Il primo Cav era l’impersonificazione dell’anti politica, l’imprenditore che, sciabola in mano, infilza i politici, sbanca la casta, lascia alla storia i primi 50 anni della prima Repubblica, forgia la nuova Italia. Il nuovo Cav, in allestimento come fosse un soap opera, mantiene l’impasto fatto di populismo e demagogia, ma va oltre l’antipolitica per superare il governo tecnico dei prof con il ritorno della politica ideata e gestita dall’uomo solo al comando.

Il “ghe pensi mi” atto secondo. Come se 20 anni non ci fossero stati, come se il berlusconismo fosse stato un brutto sogno di una estate soffocata dall’afa. Già, il berlusconismo! O meglio, il berlusconismo, creatura di Silvio Berlusconi, abile e furbo padrone-manipolatore della comunicazione (con annessa pubblicità portasoldi), ma politico mediocre: Goebbels diceva che Mussolini non aveva la statura dei grandi dittatori, non era il capo che “faceva la storia” come Hitler o Stalin.

Avesse conosciuto il Cav delle notti brave di Arcore, dei mille intrallazzi interni e internazionali, delle leggi ad personam, dei guai giudiziari, del partito del predellino di nani, cortigiani e puttanelle! Chi lo sostiene nella nuova avventura prova a difenderlo: “Anche lui ha fatto qualcosa di buono. Se si limita nella sue debolezze, stavolta sarà grande statista, il salva Italia”.

Mentono sapendo di mentire. Mentono perché c’è un pezzo d’Italia potente e ricca grazie al Cav, che spera nella sua resurrezione politica, unica speranza per preservare privilegi, cadreghe, affari .

Scriveva un anno fa Giorgio Bocca: “Tirate le somme il berlusconismo come governo, come reazione di una società moderna e civile è un fallimento. Non c’è un solo aspetto della società italiana che non esca impoverito, peggiorato da questo ventennio di democrazia autoritaria. Non c’è stata la continuazione da molti attesa del miracolo economico … ma invece un Paese sempre sull’orlo di una recessione, sempre affidato a strutture deboli, sempre esposto all’anarchia e alla corruzione dilagante”.

Prosegue Bocca: “Berlusconi non ha mai saputo superare gli interessi del paese da quelli suoi personali: ha continuato a fare i suoi affari personali … ha sempre tenacemente voluto uniti l’utile personale al prestigio politico. Non ha saputo dominare le richieste, spesso assurde e spesso puerili del suo ego espanso”.

Nel mondo il Cavaliere è ricordato per i suoi detti e motti di vanità e di stoltezza. Bocca concludeva amaramente: “Con il Cavaliere siamo scesi in fondo e ci vorranno anni, decenni per risalire”.

Adesso, il primo (anche se non l’unico) responsabile del disastro nazionale e dell’universale discredito internazionale di cui ha goduto l’Italia nell’ultimo ventennio, si ricandida a Presidente del Consiglio. E non è la solita commedia all’italiana. Neppure la solita barzelletta del Cav.

Foto | TM News

  • shares
  • Mail
3 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO