Trattativa Stato - mafia: Giorgio Napolitano deporrà al processo

Lettera del Presidente Napolitano al Presidente della Corte d'Assise di Palermo: "Lieto di dare un utile contributo all'accertamento della verità processuale"

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano si è detto pronto a deporre in occasione del lungo processo sulla trattativa Stato-mafia, dopo che la sua persona è stata, nei giorni scorsi, convocata a comparire davanti alla Corte d'Assise di Palermo.

In una lettera inviata al Presidente della Corte d'Assise palermitana il Capo dello Stato si è detto "lieto" di poter contribuire all'emersione della verità sulla presunta trattativa tra i più importanti gangli vitali dello Stato e la criminalità organizzata, a cavallo tra gli anni '80 e '90 prima e dopo le stragi di Capaci e via D'Amelio poi.

Precisando alla Corte i "limiti" delle conoscenze dello stesso Napolitano in materia, il Presidente della Repubblica si è detto

"[...] ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all'accertamento della verità processuale, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell'art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori. [...]"

Il Capo dello Stato figura, ufficialmente dal 17 ottobre scorso, nella lista dei teste della Procura, che intende sentirlo sui colloqui tra l'ex ministro dell'Interno Nicola Mancino e l'ex consigliere giuridico del Quirinale, ed amico intimo di Napolitano, Loris D'Ambrosio.

La notizia è stata comunicata ufficialmente dall'ufficio stampa del Quirinale:

"Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha indirizzato una lettera al Presidente della Corte d'Assise di Palermo con la quale ha sottolineato che sarebbe ben lieto di dare, ove ne fosse in grado, un utile contributo all'accertamento della verità processuale, indipendentemente dalle riserve sulla costituzionalità dell'art. 205, comma 1, del codice di procedura penale espresse dai suoi predecessori.

Il Presidente ha nello stesso tempo esposto alla Corte i limiti delle sue reali conoscenze in relazione al capitolo di prova testimoniale ammesso."

Nessuna intercettazione tra Napolitano e Mancino potrà essere usata nel processo, come stabilito già dalla Corte Costituzionale, ma tra i testimoni eccellenti figurerà anche Pietro Grasso, che quel processo l'ha imbastito quando era pm, sostenendo che, dopo la morte di Giovanni Falcone nel 1992, si sarebbe intavolata una fitta trattativa tra alti rappresentanti istituzionali e la mafia corleonese, nel tentativo di porre un freno al bagno di sangue (cosa poi avvenuta) in Sicilia e nel resto del Paese (Milano, Firenze e Roma in particolare).

Secondo molti l'arresto di Riina dimostra l'insussistenza delle accuse, ma è altrettanto plausibile (e doveroso) pensare che il capo dei capi sia stato in qualche modo "consegnato" al capitano Ultimo ed allo Stato italiano in cambio di un patto di non belligeranza: la lunga latitanza di Provenzano (sulla quale, andando a vedere, il mistero non può che infittirsi), la mancata perquisizione dell'abitazione di Riina, il furto dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, la lunga governance di Totò Cuffaro negli anni a venire e la sostanziale calma che da oltre un decennio regna sulla Sicilia sono invece elementi che vanno minuziosamente ricostruiti, collegati, dimostrati.

Forse, anzi certamente, su questo Napolitano non saprà dare risposte: ma va interpretato come fattore positivo il fatto che un Capo di Stato, per la prima volta, venga trattato come un comune cittadino. Con gli opportuni distinguo.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO