Datagate. L'ammissione di Kerry: «Ci siamo spinti troppo in là»

Il Segretario di Stato Usa assicura che si porrà rimedio agli eccessi

E' il segretario di stato Usa in pectore
Prime, timide, ammissioni dell'amministrazione americana sullo scandalo Datagate. Il Segretario di Stato John Kerry ieri ha dichiarato:

Ammetto che in certi casi gli Stati Uniti nella loro attività di intelligence si sono spinti un po' troppo in là. In alcuni casi, lo ammetto, così come ha fatto il presidente Barack Obama, alcune di queste azioni sono andate troppo lontano e faremo in modo che questo non accada più in futuro

Il Segretario di Stato era in collegamento da Washington per partecipare a una conferenza a Londra assieme al ministro degli Esteri britannico William Hague.

Kerry ha però chiarito.

Vi assicuro che non abbiamo invaso la privacy e la riservatezza delle persone innocenti, stiamo solo cercando di raccogliere informazioni per la nostra e la vostra sicurezza.


Ribadendo però che in "alcuni casi" si è esagerato. Ovviamente il Segretario di Stato non è entrato nei dettagli né ha spiegato in quale di questi casi a suo avviso si sarebbe esagerato, anche perché questo avrebbe voluto dire confermare alcune delle indiscrezioni di stampa (per esempio sullo spionaggio ai danni di Angela Merkel) sulle quali non ci sono ancora state posizioni ufficiali dell'amministrazione statunitense.

Timide ammissioni, si diceva, perché pur riconoscendo qualche non meglio precisato eccesso, Kerry ha difeso il sistema di sicurezza messo in piedi dalla Sicurezza Nazionale, e citando gli attentati dell'11 settembre, come quelli di Madrid e di Londra, ha assicurato che in questo modo si sono potuti sventare attacchi analoghi.

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