Greenpeace: attivisti trasferiti nel carcere di San Pietroburgo

Gli avvocati sono all'oscuro delle motivazioni del trasferimento.

Trasferiti a San Pietroburgo

Gli attivisti di Greenpeace stanno per essere trasferiti dal centro di detenzione di Murmansk al carcere di San Pietroburgo. Lo ha appreso la stessa Greenpeace da fonti diplomatiche. Gli avvocati degli ecologisti, imprigionati a causa della protesta pacifica contro le trivellazioni nell'Artico, non sono a conoscenza delle motivazioni del trasferimento.

Si è anche venuto a sapere che le autorità giudiziarie russe formalmente non hanno ancora ritirato le accuse di pirateria nei confronti degli attivisti. Un'accusa che in Russia può valere fino a 15 anni di reclusione. Il comitato investigativo aveva annunciato di voler sostituire le accuse di pirateria con quelle per vandalismo. Ma quando i 28 attivisti sono convocati dal Comitato stesso, la settimana scorsa, le accuse non erano state ritirate.

Attualmente, quindi, sono due i capi d'accusa sulla testa dei 28: vandalismo e pirateria. Il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, spiega: "Queste persone semplicemente non dovrebbero essere in galera. A differenza di Murmansk, a San Pietroburgo c'è luce anche nei mesi invernali. Purtroppo, però, non c'è alcuna sicurezza del fatto che le condizioni di vita nel nuovo centro di detenzione siano migliori".

E ancora: "Non c'è alcuna giustificazione per prolungare la loro carcerazione un solo giorno di più. Si tratta di persone colpevoli solo del fatto di aver agito per proteggere il futuro di tutti noi". Per le autorità russe, invece, Greenpeace fu colpevole di un vero e proprio assalto alla piattaforma nel Mar Artico.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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