Il paradosso della visibilità.

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Credo che il contenuto di questo post si possa riassumere con questa laconica asserzione. Ma procediamo con ordine prima di saltare direttamente alle conclusioni.
Come ben saprete, nel corso della settimana sono stati resi noti i dati raccolti ed elaborati dall’istituto di ricerche e di sondaggio IPR Marketing relativi alla fiducia del governo Berlusconi nel mese di giugno, per la precisione dall’8 di giugno allo stesso giorno del mese di luglio. Bene, una volta consultati i dati, ho pensato di verificare quanto la visibilità dei ministri influenzasse il livello di fiducia degli italiani nei loro confronti. Per questo mi sono servito dei dati elaborati e raccolti da Bayes-Swarm. Fermiamo qui i preamboli e passiamo all’analisi dei dati.

Come risalta dai dati del sondaggio, il ministro Sacconi, titolare del Welfare risulta essere l’esponente di governo di cui gli italiani si fidano di più: ben 64 intervistati su 100 ha dichiarato di essere fiduciosi del suo operato. Rispetto alla rilevazione effettuata il mese precedente dallo stesso istituto di ricerca Sacconi guadagna un 4% percentuale nella fiducia. Questo si rispecchia anche in un aumento della visibilità: + 8% rispetto al mese di maggio. Questo è l’unico caso in cui ad un aumento considerevole della visibilità corrisponda un aumento consistente nella percentuale di fiducia.
Caso opposto invece è quello riguardante il guardasigilli Angelino Alfano: ad un incremento di ben 14 punti percentuali in termini di visibilità corrisponde una perdita del 2% nella fiducia degli italiani rispetto alla rilevazione precedente.
Caso anomalo è rappresentato da Frattini che seppure perde considerevolmente in visibilità (- 12%), guadagna in termini di fiducia (+2%).
Per gli altri, ad un aumento di spazio visibile a loro riservato non corrisponde un aumento della fiducia ed anzi talvolta questa tende al ribasso; mentre nel caso in cui i ministri perdano in visibilità, la fiducia nei loro confronti e nei confronti del loro operato tende al ribasso.

Questo quadro spinge ad una conclusione che è quella che ha aperto il post: tolto il caso di Sacconi ed in misura minore di La Russa, la visibilità porta con sé un paradosso e non permette di elaborare una regola che raccolga tutti i casi: se un ministro risulta più visibile con il passare del tempo gli italiani o restano pressoché indifferenti o puniscono in modo considerevole l’esponente di governo in termini di fiducia (vedi i casi Alfano, Gelmini). D’altro canto, se un ministro, specie se alla prima esperienza di governo se perde in visibilità (o comunque questa resta stabile), vede la precipitare la fiducia nei suoi confronti (vedi casi di Zaia, Brunetta, Vito, Fitto, Rotondi, Prestigiacomo). In questo panorama complesso, quelli che si salvano risultano essere i “vecchi marpioni” della politica recente: di fatto, di fronte da uno spazio di visibilità in calo nell’ultimo mese, ministri come Calderoli, Scajola e Frattini riescono comunque a ispirare fiducia negli italiani.

Il tutto porta a compiere un ulteriore passo in avanti e porsi un’altra domanda: quali sono le causa alla base di tali dati?
Le spiegazioni che possono essere chiamate in causa per dare una risposta possono essere molteplici.
Provo, a titolo personale, ad avanzare delle ipotesi. Nei casi in cui ad una visibilità maggiore corrisponda una minore fiducia, forse la spiegazione più adatta potrebbe essere: se ne parla molto ma se ne parla male. E questo influenza di gran lunga il giudizio degli italiani sull’operato dei vari ministri.
Se va da sé che ad una minore visibilità si possa accompagnare una minore fiducia riposta nel loro operato, a questa semplice regola sfuggono i casi in cui si riscontra l’antitesi minore visibilità – maggiore fiducia: questi casi riguardano tutti titolari di dicasteri che hanno già ricoperto un incarico di governo od altro che ha contribuito alla loro immagine politica; queste precedenti esperienze sembrano testimoniare una maggiore fiducia degli italiani nel “vecchio”, come a dire che nonostante non siano visibili la fiducia nei loro confronti non viene meno sulla base di quel che hanno fatto in precedenza.
Ma ripeto, il mio è solo un giudizio espresso a titolo personale. Forse la vera risposta è un’altra.
Ai posteri o ai frequentatori di questo blog l’ardua sentenza…

Andrea Turi

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