"Morte all'America": In Iran un nuovo festival anti-Usa


Il prossimo 7 dicembre, in Iran, si terrà la premiazione di un festival dai contenuti marcatamente anti-americani. Il titolo della manifestazione lascia poco spazio agli equivoci: "Morte all'America". L'iniziativa ha lo scopo di preservare lo slogan-simbolo della rivoluzione e di riaffermare così i principi della repubblica teocratica, nata nel 1979 con la destituzione dello Shah Mohammad Reza Pahlavi.

La cerimonia di premiazione avrà anch'essa un alto valore simbolico perché si terrà presso l'ex ambasciata statunitense a Teheran. Ivi, il 4 novembre del 1979, 52 impiegati americani vennero presi in ostaggio dagli studenti islamici per 444 giorni.

Secondo quanto affermato dall'agenzia Tasmin, i temi in cui possono cimentarsi i partecipanti sono 14 in totale. Ne ricordiamo qualcuno: "Perché Morte all'America?", "Perché gli Usa non sono affidabili?", "Gli Usa e i diritti umani", "Usa e islamofobia" e "Usa e Sionismo Globale" (sul sito del festival troverete tutti i dettagli https://dw-usa.com/).
La competizione ha carattere "creativo": potranno essere presentati, infatti, foto, poster, caricature (per la categoria principale), ma anche documentari, video, canzoni, articoli e blog. Il vincitore si aggiudicherà un premio da 2.500 euro. Una somma non indifferente, visto che equivale a venti volte il salario minimo iraniano. Inoltre gli organizzatori ci tengono a far sapere che questa non è che la prima edizione, nelle loro intenzioni la manifestazione anti-americana dovrebbe diventare un appuntamento annuale.

Il premio appare come una delle tante iniziative dell'ala più conservatrice del paese, che tenta costantemente di ostacolare le politiche del neo-presidente Hassan Rohani.
Quest'ultimo è fortemente osteggiato da chi teme compromessi sull'identità islamica e avventate intese con l'occidente sui giacimenti di idrocarburi, di cui l'Iran è ricco. Inoltre, a mettere in discussione le scelte di Rohani, c'è anche la potentissima Guida Suprema dell'Iran, l'Ayatollah Khamenei, che non è disposto a mitigare il suo anti-sionismo né la condanna radicale dei costumi statunitensi.

La vicenda del festival anti-americano ci segnala che la strada per Rohani è tutta in salita. Dopo la dichiarazione congiunta con il 5+1 sul disarmo nucleare, ambienti conservatori, clero sciita e settori delle forze armate manifestano sempre più apertamente la loro insofferenza. Non sarebbe poco realistico pensare che, se qualcosa andasse storto nelle trattative, potrebbero esserci tentativi poco ortodossi di destituire immediatamente il presidente in carica.
D'altro canto, se in breve tempo si arrivasse all'allentamento delle sanzioni occidentali, che stanno strangolando l'economia di Theran, il neo presidente ne uscirebbe enormemente rafforzato e l'Iran potrebbe ambire a giocare un ruolo da protagonista nell'area medio orientale. Qualche risposta in merito potrebbe arrivare già il prossimo 7 e 8 novembre, quando a Ginevra Iran e 5+1 si riuniranno nuovamente.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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